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- 1)
Voglio in primo luogo
porgere il saluto caloroso del Comitato Centrale del grande e glorioso
Partito Comunista Italiano ai compagni e a tutto il popolo lavoratore della
Capitanata.
Accomuno nello stesso saluto i compagni socialisti e la loro Federazione
provinciale che a mezzo del compagno Imbimbo ci hanno portato il loro saluto
e ribadito il loro impegno unitario.
Io non farò riferimento a tutti gli interventi perché ci vorrebbero molte
ore, per cui mi limiterò a sottolineare alcuni elementi del dibattito.
In primo luogo dalla relazione interessante del compagno Gentile
e dagli altri interventi, come dalla vasta consultazione democratica
precongressuale, risulta un notevole progresso politico e ideologico del
Partito in Capitanata. Vi è indubbiamente una progressiva assimilazione e
realizzazione della linea politica del Partito.
Ciò è confermato dai notevoli successi dell'azione del Partito, che è stato
alla testa delle lotte per le rivendicazioni economiche e sociali delle
masse lavoratrici, oltre che dai successi nelle diverse competizioni
elettorali.
In secondo luogo questo progresso è stato riconfermato dalla compattezza con
cui il Partito ha reagito alla canea scatenata dalla reazione sulla tragedia
dell'Ungheria.
-
2)
Questi progressi, tuttavia, sono però del tutto insufficienti.
Il compagno Gentile ha rilevato che molti compagni e anche intere
organizzazioni accettano solo formalmente la linea del Partito, ma non
l'assimilano a fondo e non la realizzano. E ciò è vero. Con una massa di
oltre ventinove mila iscritti e circa ottomila giovani e ragazze, i legami
del Partito con le grandi masse lavoratrici e con i diversi tratti della
popolazione dovrebbero essere – e dovranno essere – molto più larghi. Queste
differenze sono state segnalate nel corso del dibattito, ma non sono state
approfondite.
Un difetto che rilevo è che il congresso è stato poco critico e scarsamente
autocritico.
Tutti i compagni hanno accettato i punti programmatici e le tesi elaborate
dal Comitato Centrale per il prossimo congresso del Partito. Hanno accettato
i documenti nei quali è tracciata la via italiana al socialismo. E questo è
un fatto assolutamente positivo.
Ma bisognava che ogni compagno intervenuto dicesse perché la propria
organizzazione ha scarsi legami
con la massa dei coltivatori diretti, con i piccoli
commercianti, con gli artigiani, con gli intellettuali; bisognava che
dicesse perché non riusciamo a rafforzare adeguatamente i sindacati unitari;
bisognava che dicesse perché – nonostante qualche esempio positivo – non
portiamo più avanti il processo unitario in campo sindacale.
In questo senso il compagno Conte
ha dato un notevole contributo alla discussione denunciando la mentalità
prevalente, secondo cui solo gli strati dei lavoratori bracciantili e più
poveri sarebbero la nostra base. No! Non è così e non può essere così!
Certo noi siamo il partito della classe operaia, siamo un partito
proletario, ma non operaista.
Noi dobbiamo attrarre nel nostro Partito gli elementi più coscienti e
combattivi dei vari strati del popolo lavoratore e degli intellettuali.
Però, sia chiaro che il compito di realizzare vasti legami del Partito con i
vari ceti del popolo lavoratore, manuale e intellettuale, non si attua – né
si può attuarlo… – portando semplicemente questi ceti nel Partito. NO!
Per fare questa operazione di allargamento delle alleanze dobbiamo liberarci
dal settarismo, dal caporalismo, dall'autosufficienza, dal massimalismo in
cui vi è anche la radice dell'opportunismo.
Tutti questi ceti sono in vari modi sfruttati e soffocati dai monopoli, dai
grandi agrari e anche dallo Stato.
Tutti sono più o meno malcontenti e avanzano rivendicazioni.
Il modo con cui il Partito deve legarsi a questi ceti è quello di fare
proprie le loro giuste rivendicazioni e chiamarli a raggrupparsi, ad
associarsi per lottare a favore delle loro rivendicazioni.
Bisogna consigliare questi ceti e aiutare queste forze.
E' in questo campo che deve manifestarsi l'iniziativa politica del Partito,
la sua effettiva unità politica e ideologica.
Il primo passo per conquistare questi ceti alla causa della democrazia e
della libertà, accanto alla classe operaia, è quello di portarli a lottare
per le loro rivendicazioni.
La stessa cosa deve essere fatta in direzione delle masse femminili e
giovanili, verso le quali si deve sprigionare un impegno diretto del Partito
come tale.
E' necessario perciò che noi ci rapportiamo con questi strati, individuando
quelli più importanti e numerosi.
Il primo e più importante è quello dei coltivatori diretti e degli
assegnatari, che vanno aiutati a raggrupparsi in associazioni autonome, a
creare cooperative, a lottare contro le imposte esose, a spuntare prezzi
decenti e favorevoli per i prodotti dei contadini.
Dobbiamo altresì ragionare sull'esclusione dei contadini dall'imponibile
della manodopera, come ha proposto il compagno Martella
.
Di
grande interesse attuale è la “giusta causa permanente” nei patti agrari.
Dai monarchici, dai fascisti e da altri settori vengono avanti manovre per
mettere in discussione questo istituto riguardante la stabilità sul fondo di
mezzadri, coloni e fittavoli.
-
3)
Un
risultato positivo del Congresso è che al centro dei suoi lavori è emersa
l'urgenza di riforme strutturali
e in primo luogo della riforma agraria generale, che applichi il principio
costituzionale della terra a chi la lavora.
Infatti, tutte le rivendicazioni immediate di braccianti, contadini, e del
ceto medio produttivo e intellettuale, sarebbero prive di prospettive se non
fossero strettamente legate alle riforme di struttura.
Per liberare la Puglia e il Mezzogiorno dalla secolare miseria, dalla
disoccupazione, dall'incertezza di vita ecc.; per rinnovare profondamente la
società meridionale e far progredire l'intera nazione, occorrono riforme che
limitino il prepotere e lo sfruttamento del monopolio e una riforma agraria
che annienti le strutture semifeudali.
Occorrono misure adeguate per sviluppare le industrie in Capitanata e nel
Mezzogiorno.
Vanno portati avanti i lavori di bonifica, mentre oggi ci troviamo di fronte
a terreni che non sono stati ancora bonificati, anche se l'imposta di
bonifica è stata pagata!
I due termini della rinascita della Puglia e del Mezzogiorno sono: riforma
agraria e industrializzazione (legge per la proroga della Cassa del
Mezzogiorno e piano Vanoni, secondo le proposte dei sindacati) – miniera di
bauxite di San Giovanni Rotondo e utilizzazione in loco con impianti di
prima lavorazione.
Il Partito Comunista deve porsi alla testa di un grande movimento di massa
per le rivendicazioni vitali più urgenti della classe operaia, dei
braccianti, degli impiegati, dei pubblici dipendenti, dei pensionati, dei
contadini, degli artigiani, dei piccoli commercianti, degli intellettuali,
ecc. e per le riforme strutturali
che sono il presupposto della rinascita economica, sociale, civile e
culturale della Capitanata e del Mezzogiorno.
-
4) La via italiana del socialismo
Il
Congresso ha fatto propri i punti programmatici, il progetto di tesi
elaborato dal Comitato Centrale per il prossimo congresso nazionale del
Partito.
Ciò è un fatto positivo. Però ho l'impressione che non sia stato compreso a
fondo il grande valore della svolta che il Partito si accinge a realizzare
al prossimo Congresso.
Si
tratta di un fatto di portata storica, che aprirà al Partito nuove e larghe
possibilità di legarsi alle masse proletarie del popolo e che ci porrà in
grado di conquistare la maggioranza del popolo.
La via italiana del socialismo non trae origine dal XX Congresso del PCUS.
Le nuove direttive uscite dal XX Congresso – che sono di grande importanza
mondiale – hanno riconfermato clamorosamente la giustezza della linea
politica seguita dal nostro Partito, non solo in questo dopoguerra, ma sin
dal 1934, col primo patto di unità d'azione stabilito tra il Partito
Comunista e il Partito Socialista, che poneva l'obiettivo dell'abbattimento
del fascismo e dell'instaurazione di un regime di democrazia.
Su questa via, già abbozzata dall'analisi originale e geniale di Gramsci
della società italiana, il compagno Togliatti ha guidato il Partito nella
lotta per la Liberazione nazionale.
Fu Togliatti che da Napoli lanciò la parola d'ordine dell'unione di tutte le
forze nazionali e antifasciste per lottare contro l'invasore tedesco e i
traditori fascisti.
Su questa via italiana della democrazia e del socialismo il Partito
Comunista, sempre sotto la guida di Togliatti, portò il più grande
contributo di eroismo e di sangue alla Liberazione nazionale,
all'instaurazione della democrazia.
Il fatto che il Partito contribuì attivamente a elaborare la Costituzione
repubblicana e la votò, conferma che sin da allora abbiamo marciato sulla
via italiana al socialismo.
Il dato che caratterizza la via italiana del socialismo è la nostra
dichiarazione solenne, contenuta nei punti programmatici, secondo cui nella
situazione dell'Italia si può giungere al socialismo per via democratica,
nell'ambito della Costituzione e mediante la sua attuazione, cioè, senza
violenza, senza guerra civile.
Questo è il nostro proponimento. Ma se le forze conservatrici e reazionarie
si opporranno con la violenza, violando la Costituzione, come fecero con
Crispi, con Pelloux e con il fascismo, noi rintuzzeremo questa violenza.
L'importanza che assume questa impostazione è quella di far cadere alcune
barriere ideologiche fra noi, i socialisti, i socialdemocratici e i
democratici in genere e di rendere possibile una vasta unione delle forze
proletarie e popolari.
L'impegno che ne consegue per tutti noi è quello di conquistare la
maggioranza del popolo lavoratore alla causa della democrazia verso il
socialismo, che è la condizione indispensabile del grande progresso generale
della società umana.
Noi vogliamo sperimentare vie diverse, ma non per un periodo transitorio o
come mero fatto tattico. La via italiana al socialismo non è un espediente
furbesco, come pensa il compagno Melpignano
,
ma costituisce una grande scelta strategica.
No. Non è assolutamente vero che non possono esistere vie nazionali. Gli
esempi della Cina e della Jugoslavia danno ragione della diversità delle
vie.
Che cosa significa via italiana al socialismo? Per esempio, tenendo conto
delle esperienze positive e negative di altri paesi del sistema socialista,
noi socializzeremo i grandi mezzi di produzione, ma non le botteghe
artigiane e le piccole industrie.
Noi daremo le terre dei latifondisti ai contadini senza o con poca terra in
proprietà, ma non socializzeremo le terre dei contadini. Non faremo
cooperative forzate.
Socializzeremo il grande commercio, ma non il piccolo e medio commercio.
Applicheremo il principio fissato da Engels, secondo cui devono essere gli
artigiani o i contadini a decidere autonomamente se collettivizzare o meno
le aziende, i loro piccoli appezzamenti di terra.
Ci sono tutte le condizioni necessarie, dunque, per conquistare la
maggioranza del popolo e su questa strada bisogna andare avanti in modo
risoluto.
Perciò è necessario rinnovare e rafforzare il Partito e liquidare ogni
residuo di settarismo e caporalismo.
Occorre una vita interna più democratica.
Occorre rispettare l'autonomia delle organizzazioni di massa della classe
operaia e di tutti i ceti del popolo, liquidando l'idea dei sindacati come
“cinghia di trasmissione” dei partiti. Un'idea sorpassata che oggi ostacola
il raggiungimento dell'unità di tutti i sindacati.
Sono necessari metodi nuovi del lavoro dei comunisti in tutte le
organizzazioni di massa. Dovunque dobbiamo essere campioni di democrazia.
-
5) I fatti di Ungheria
Le
forze conservatrici e reazionarie, i ceti privilegiati hanno compreso il
valore delle nostre chiare impostazioni per conquistare la maggioranza del
popolo lavoratore; avvertono i pericoli per i loro privilegi. Perciò tentano
di isolare e ostacolare il cammino del PCI, sfruttando la tragedia
dell'Ungheria. Ma isolare chi? Non ci riusciranno perché il PCI ha radici
salde e profonde tra i lavoratori della terra, delle officine, in tutto il
mondo del lavoro.
I fatti sono noti. Il Partito ha preso una posizione chiara, illustrata e
ribadita a più riprese da Togliatti.
Il vostro Congresso è stato unanime nell'approvare questa posizione. Il
Partito e il governo ungheresi non avevano saputo trarre le conseguenze
necessarie dagli insegnamenti del XX Congresso elaborando una propria via
nazionale.
Sono stati commessi gravissimi errori nella direzione politica e
dell'economia, è stata violata la legalità socialista, determinando perciò
un grave malcontento nella stessa classe operaia e tra le masse popolari. Si
giunse ad una sollevazione aperta. E forse si poteva evitare il primo intervento
sovietico
,
se il Partito ungherese, invece di fare appello all'esercito sovietico,
avesse accettato subito le giuste rivendicazioni e avesse offerto di fare un
nuovo governo d'accordo con le masse. Ma fu commesso anche quest'ultimo
gravissimo errore.
Accadde così che le masse popolari, che non volevano affatto abolire le
conquiste socialiste, rimasero disorientate, divise, praticamente senza
organizzazione.
Nel caos generale le sole forze organizzate erano quelle fasciste e
reazionarie, armate, seguendo un piano preciso di operazioni, guidate e
finanziate dall'estero. In questo modo le forze reazionarie divennero
padrone del campo.
Queste forze successivamente ricattarono l'impotente governo Nagy, che
accettò tutte le capitolazioni
In tali condizioni l'Ungheria sarebbe caduta sotto il terrore bianco e
sarebbe divenuta il focolaio di una nuova guerra mondiale. L'intervento
sovietico, quindi, si è reso necessario e doveroso per evitare il massacro
dei comunisti.
Ma questo è stato un fatto del tutto eccezionale, anche perché dopo questa
esperienza, nessun altro partito comunista si troverà in queste condizioni.
L'esercito sovietico si trovava legittimamente in Ungheria sulla base del
trattato di Varsavia.
Questo non vuol dire che noi, come pretendono i nostri avversari,
teorizziamo la rivoluzione con l'intervento dell'esercito sovietico.
Per noi resta fermo il principio che l'avvento del socialismo non può
avvenire che per volontà dei lavoratori e del popolo in date condizioni
storiche e politiche, e non con l'intervento di un esercito straniero.
Le forze reazionarie oggi menano scandalo e fingono indignazione. Tutto
questo è immonda ipocrisia.
Ciò che per il nostro campo è stata una eccezione, per le forze reazionarie
è una regola costante.
Il Vaticano nel 1849 chiamò a Roma l'esercito francese per schiacciare nel
sangue la gloriosa repubblica romana capeggiata da Mazzini e tutta la
reazione clericale e conservatrice applaudì.
Nel 1870 Thiers fece schiacciare la Comune di Parigi dall'esercito prussiano
nemico e tutta la reazione applaudì.
Dal 1917 al 1921, molti Stati capitalistici, con in testa la Francia e
l'Inghilterra, intervennero in Russia per tentare di schiacciare la
Repubblica dei Soviet. Tutta la reazione mondiale applaudì, ma fu battuta.
Nel 1936-38 l'Italia fascista e la Germania nazista intervennero in Spagna
per schiacciare nel sangue la repubblica democratica eletta dal suffragio
universale e la reazione applaudì.
Due anni orsono, il governo americano intervenne con un esercito mercenario
in Guatemala per schiacciare la repubblica democratica eletta dal suffragio
universale e per abolire la riforma agraria e la reazione applaudì.
Oggi i sostenitori dei massacratori della Repubblica democratica di Spagna e
di quella del Guatemala, dai forcaioli ai clericali, fingono indignazione.
Ma è un'ipocrisia!!!
Per loro allora sarebbe “lecito” intervenire contro la democrazia e il
socialismo, ma non contro il terrore bianco e il fascismo!
Sui fatti ungheresi, come voi sapete, abbiamo registrato divergenze tra noi
e i compagni socialisti. Io credo tuttavia che non dobbiamo sottovalutare il
fatto che ci sono ancora tanti problemi che ci uniscono e che quindi è
possibile proseguire su una strada unitaria.
- 6)
I ceti dirigenti e le forze reazionarie esprimono una indignazione ipocrita,
artificiale per tentare di battere le masse lavoratrici e la democrazia per
motivi di classe.
Alcuni esempi sono sotto gli occhi di tutti. Si è atteso questo momento per
risfoderare la famosa legge scelbiana sulla sedicente “difesa civile”.
Si è atteso questo momento per rinnovare il tentativo di seppellire la
“giusta causa permanente”.
In pari tempo si è atteso e sperato che il campo socialista e della pace
fosse in difficoltà per scatenare l'aggressione anglo-francese contro
l'Egitto e la sua indipendenza, ponendo in grande pericolo la pace nel
mondo.
Noi non dobbiamo sottovalutare questo pericolo. Nostro compito è quello di
raggruppare e portare le masse a lottare contro il pericolo della guerra per
l'indipendenza nazionale di tutti i popoli e per la causa della pace, ed
anche contro le gravissime conseguenze economiche che ne derivano all'Italia
e all'Europa per la chiusura del canale di Suez.
Il governo italiano si è astenuto all'ONU dal voto per il ritiro immediato
delle truppe anglo-francesi dall'Egitto. Ma quale autorità morale può avere
un governo che finge tanta indignazione per i fatti di Ungheria, mentre
legittima l'aggressione contro l'Egitto?
E' chiaro che i nostri avversari non sono mossi da sentimenti di umanità, ma
unicamente da precisi interessi di classe.
Quali insegnamenti, allora, dobbiamo trarre da queste vicende dell'Ungheria?
In primo luogo dobbiamo astenerci dal parlarne con leggerezza né tantomeno
possiamo pensare o pretendere che quei fatti “ci rendono più forti”!!!
Questi fatti non debbono più verificarsi, perché nessun Partito comunista
dovrà mai più giungere a staccarsi così profondamente dalle masse, rendendo
facile giuoco alle forze reazionarie.
Noi dobbiamo stabilire un legame diretto, vivente, permanente fra direzione
e masse; dobbiamo andare avanti con le masse, non senza di esse, mai contro
di esse. La lezione dei fatti polacchi e ungheresi ci dice che un partito
che perde i legami con la classe operaia e con le masse popolari viene meno
alla sua funzione e si espone a gravi rischi.
-
7)
Qui
ritorniamo a uno dei temi centrali del nostro congresso; la via italiana del
socialismo; la via di legami profondi con le masse e di lotte democratiche
vigorose per rinnovare l'Italia.
Il Congresso ha ben lavorato, malgrado alcune deficienze. E' stato portato
un contributo all'elaborazione e al piano d'azione per applicare
praticamente la linea politica del Partito.
Il Congresso ha compiuto uno sforzo effettivo per adeguare l'impostazione
generale del nostro prossimo Congresso nazionale alle condizioni concrete
della Capitanata.
L'orientamento che esce dal Congresso è giusto.
Ora bisogna popolarizzarlo e passare all'azione, perché nella lotta politica
è sempre l'azione delle masse che decide il corso degli eventi.
Il nostro programma pone il nostro Partito, assieme ai compagni socialisti e
a tutti i democratici sinceri, alla testa del popolo, per la rinascita della
Puglia e del Mezzogiorno, per il rinnovamento economico, politico e sociale
dell'Italia.
Per conseguire questi obiettivi abbiamo bisogno di rinnovare e rafforzare il
Partito.
Se teniamo conto del punto di partenza nella nostra regione del movimento
proletario, di cui il nostro Partito è l'avanguardia più combattiva e
conseguente da oltre trenta anni;
se ci ricordiamo – noi , compagni della mia generazione – qual era lo stato
di miseria nera, di ignoranza, di disgregazione, di umiliazione
in cui vivevano le nostre masse alcuni decenni or sono, e confrontiamo le
condizioni di allora con quelle attuali, che pure sono tuttavia misere,
possiamo essere fieri del lavoro compiuto, delle lotte condotte, dei
sacrifici accettati.
Noi abbiamo trasformato una plebe informe, priva di volontà e di una
qualsiasi prospettiva, dedita alla rissa, trattata come bestiame, affamata,
in una massa di uomini organizzati, consapevole dei propri diritti sociali e
umani; l'abbiamo trasformata in popolo civile.
Abbiamo alleviato, sia pure di poco ancora, la sua miseria; abbiamo elevato
il suo tenore di vita.
A questa massa noi abbiamo dato un ideale di riscatto, di giustizia e di
superiore civiltà e fraternità umana.
A questa massa abbiamo dato una dignità e una personalità; l'abbiamo immessa
nella storia, ne abbiamo fatto il motore del progresso umano. Tanti vecchi e
già disprezzati cafoni, e figli di quei cafoni, sono oggi consiglieri
comunali e provinciali, sindaci e assessori, presidenti di Provincia,
parlamentari, ecc.
Quella che fu una plebe affamata, umiliata e disprezzata è oggi un popolo
civile, una massa di cittadini d'avanguardia che va avanti sul cammino della
civiltà, che rappresenta una parte notevole dell'autorità democraticamente
eletta nella nostra provincia.
Ed è questo il fatto storico che caratterizza il progresso civile e sociale
della Puglia e dell'Italia.
Potete essere fieri, compagni della Capitanata, di essere i principali
artefici di questo processo storico di progresso del popolo e della società
nazionale.
Io rivolgo un appello ai giovani e alle ragazze, che aspirano a un avvenire
migliore, a raggiungere le file del PCI, che lotta per il rinnovamento
profondo dell'Italia e per la rinascita economica e civile del nostro
Mezzogiorno.
Abbiamo una tradizione gloriosa e la coscienza di marciare sulla sola strada
giusta, per portare avanti la nostra Italia verso una sua democratizzazione
profonda, verso un avvenire di pace e di benessere, verso la conquista della
giustizia sociale, verso livelli superiori di civiltà e di fraternità umana,
verso il socialismo!
* Questo inedito discorso di Di Vittorio è stato ricostruito sulla base di
ventitre fogli, scritti a mano, delle dimensioni di cm. 14x22 che sono stati
rinvenuti dalla figlia Baldina, parlamentare del PCI pugliese dal 1963 al
1972. I fogli contengono gli appunti scritti a mano con grafia molto chiara:
alcuni scritti per intero, altri invece con termini abbreviati, che hanno
quindi richiesto necessarie integrazioni ed esplicazioni. La numerazione dei
paragrafi e la loro titolazione - dove c'è - sono contenute nell'originale.
Per offrire una completa conoscenza dello scritto e delle aggiunte fatte dal
curatore si è scelto di riprodurre di seguito il testo con le integrazioni
segnalate da parentesi quadre.
Devo ringraziare di vivo cuore Baldina Di Vittorio e Michele Pistillo, che
con grande generosità mi hanno passato questi appunti consentendone la
pubblicazione.
Michele Galante
1) [Voglio in primo luogo porgere il] saluto caloroso del C[omitato]
C[entrale] del grande e glorioso P[artito] C[omunista] I[taliano] ai
compagni e a tutto il popolo lav[oratore della] Capitanata. Accomuno nello
stesso saluto i c[ompagni] soc[ialisti] e la loro Fed[erazione] prov[inciale]
che a m[ezzo del] comp[agno] Imbimbo ci hanno port[ato il] loro saluto e
ribadito [il loro] impegno unitario. Io non farò riferimento a tutti [gli]
interv[enti]
[perché] ci vorrebbero molte ore, [per cui mi limiterò a sottolineare alcuni
elementi del dibattito]. In primo luogo da[lla] relaz[ione] molto
interessante del compagno Gentile e [dagli altri] interventi, come da[lla]
vasta consultaz[ione] dem[ocratica] precongressuale, risulta [un] notevole
progr[esso] pol[itico] e ideol[ogico] del P[artito] in Capitanata. Vi è
indubb[iamente] una progr[essiva] assimilaz[ione] e realizzaz[ione] [della]
linea pol[itica] del P[artito]. Ciò è confermato dai notev[oli] successi
dell'az[ione] del P[artito, che è stato] alla testa [delle] lotte per le
rivend[icazioni] econ[omiche] e sociali [delle] masse lav[oratrici], [oltre
che dai] successi nelle [diverse] compet[izioni] elettorali. In secondo
luogo [questo] progr[esso è stato] riconferm[at]o dalla compattezza con cui
il P[artito] ha reagito alla canea scatenata d[alla] reaz[ione] sulla trag[edia
dell']Ungheria.
2) Q[uesti] progressi, tuttavia, sono però del tutto insuff[icienti]. Il
comp[agno] Gentile ha rilev[ato] [che] molti comp[agni] e anche intere
organizzaz[ioni] accettano solo form[almente la] linea del P[artito], ma non
l'assimilano a fondo e non la realizzano. E ciò è vero. Con una massa di
oltre ventinove mila iscr[itti] e circa ottomila giov[ani] e rag[azze], i
legami del P[artito] con le gr[andi] masse lavor[atrici] e [con i] vari
strati [della] popol[azione] dovr[ebbero] essere - e dovranno essere - molto
più larghi. Queste dif[feren]ze sono state segnalate [nel corso del
dibattito], ma non [sono state] approfondite.
Un difetto che rilevo nel Congr[esso] è che è stato poco critico e
scarsamente autocritico. Tutti i comp[agni] hanno accett[ato] i punti progr[ammati]ci
e le tesi elab[orate] dal C[omitato] C[entrale] per il pross[imo] Congr[esso]
del Partito. Hanno accettato i docum[enti] nei quali è tracciata la via ital[iana]
del social[ismo]. E questo è un fatto ass[olutamente] positivo. Ma bisognava
che ogni compagno interv[enu]to dicesse perché la propria org[anizzazione]
ha scarsi legami con la massa dei coltivatori diretti, con gli artig[iani],
con i picc[oli] comm[ercian]ti, con [gli] intellettuali; perché non
riusciamo a rafforz]are ad[eguatamen]te [i] sind[acati] unitari; perché -
nonostante qualche esempio positivo - non portiamo più av[anti il] processo
unitario in campo sind[acale]. [In questo senso il] comp[agno] Conte [ha
dato un] notev[ole] contrib[uto] [alla] discuss[ione] denunc[ian]do [la]
mentalità prevalente, secondo cui solo [gli] strati [dei] lavor[atori] bracc[iantili]
e più pov[eri] sarebbero [la] nostra base. No! Non è così [e non può essere
così]!
Certo. [Noi] siamo [il] p[artito] [della] cl[asse] op[eraia], [siamo un
partito] prol[etario], ma non operaista. Noi dobb[iamo] attrarre [nel]
n[ostro] P[artito] [gli] elementi più coscienti e combattivi [dei] vari
strati [del] popolo lavoratore e [degli] intellettuali. Però, sia chiaro che
il compito di realizz[are] vasti legami del P[artito] con i vari ceti [del]
popolo lavor[atore], man[uale] e intell[ettuale], non si attua - né si può
attuarlo…- portando [semplicemente] q[uesti] ceti nel P[artito]. NO! [Per
fare questa operazione dobbiamo] liberarci dal settarismo,
[dal] caporal[ismo], [dall']autosuff[icienza], [dal] massimalismo in cui vi
è anche [la] radice [dell']opportunismo. Tutti q[uesti] ceti sono in vari
modi sfrutt[ati] e soff[oca]ti dai mon[opoli], dai gr[andi] agrari e anche
dallo Stato. Tutti sono più o meno malcont[enti] e avanzano rivendicaz[ioni].
Il modo con cui il P[artito] deve legarsi a q[uesti] ceti è [quello] di fare
proprie [le] loro giuste rivendicaz[ioni] e chiamarli a raggrupp[ar]si, [ad]
assoc[iar]si per lottare a fav[ore] [delle] loro rivendicaz[ioni]. Bisogna
consigliare questi ceti e aiutare queste forze. E' in q[uesto] campo che
deve manif[estarsi] l'iniz[iativa] pol[itica] del P[artito], la sua
effettiva unità pol[itica] e ideologica. [Il] primo passo per conquist[are]
questi ceti [alla] causa [della] democr[azia] e [della] libertà, accanto
alla cl[asse] op[eraia], è quello di portarli a lottare per [le] loro
rivendicaz[ioni]. La stessa cosa deve essere fatta in direzione delle masse
femminili e giovanili, verso le quali si deve sprigionare un impegno diretto
del Partito come tale. E' necessario perciò che noi ci rapportiamo con
questi strati, indiv[iduando] quelli più importanti e numerosi. Il primo e
più import[an]te [è] q[uello] dei coltiv[atori] diretti e [degli]
assegnatari, che vanno aiutati a raggr[uppar]si in associaz[ioni] autonome,
a creare cooperative, a lottare contro [le] imposte esose, a spuntare prezzi
decenti e favorevoli [per i] prodotti [dei] contadini. [Dobbiamo altresì]
ragionare, come ha proposto [il compagno] Martella, [sull']esclusione [dei]
contadini [dall']imponibile [della] manodopera.
[Di] grande interesse attuale è [la] “giusta causa permanente” [nei patti
agrari]. Dai monarchici, dai fascisti e da altri settori [vengono avanti]
manovre per mettere in discussione [questo] importante istituto [riguardante
la stabilità sul fondo di mezzadri, coloni e fittavoli].
3) Un risultato pos[itivo] del Congr[esso] è che al centro [dei] suoi lav[ori]
è emersa l'urgenza di riforme strutt[urali] e in pr[imo] luogo [della] rifor[ma]
agr[aria] generale, che applichi [il] principio costituz[ionale] della terra
a chi la lavora. Infatti, tutte [le] rivendicazioni immed[iate di] bracc[ianti],
contad[ini], e del ceto medio produtt[ivo] e intellett[uale], sarebbero
prive [di] prospettive se non fossero strett[amen]te legate alle riforme di
struttura. Per liberare [la] Puglia e [il] Mezz[ogiorno] da[lla] secolare
miseria, [dalla] disoccupaz[ione],
[dall']incertezza di vita ecc.; per rinnovare profond[amen]te [la] soc[ietà]
merid[ionale] e far progr[edire] l'intera nazione, occorrono riforme che
limitino [il] prepotere e [lo] sfrutt[amento] [del] monopolio e [una]
riforma agraria che annienti le strutture semifeudali. Occorrono misure
adeguate per sviluppare [le] industrie in Capit[anata] e nel Mezz[ogiorno].
[Vanno portati avanti i] lavori di bonifica, mentre oggi [ci troviamo di
fronte a] terreni [che] non [sono stati]
ancora bonificati, anche se l'imposta di bonifica è stata pagata! I due
termini della rinasc[ita della] Puglia e [del] Mezz[ogiorno] sono: rif[orma]
agr[aria] e industrializz[azione] (legge [per la] proroga della Cassa del
Mezz[ogiorno] e piano Vanoni, secondo [le] proposte [dei] sindacati) -
miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo e utilizzazione in loco con
impianti [di] prima lavor[azione]. Il P[artito] C[omunista] deve porsi alla
testa di un gr[ande] mov[imento] di massa per [le] rivend[icazioni] vitali
più urgenti [della] cl[asse] op[eraia], [dei] bracc[ianti],
[dei] contad[ini], [degli] impiegati, [dei] pubblici dipendenti, [dei]
pensionati, [degli] artig[iani], [dei] picc[oli] comm[ercianti], [degli]
intellett[uali], ecc. e per le riforme strutturali che sono [il] presupposto
[della] rinascita econ[omica], soc[iale], civile e culturale della Capit[anata]
e del Mezz[ogiorno].
4) La via italiana del socialismo.
Il Congresso ha fatto propri i punti programmatici, il progetto [di] tesi
elaborato dal C[omitato] C[entrale] per il pross[imo] Congr[esso] naz[ionale]
del P[artito]. [Ciò] è un fatto positivo. Però, ho l'impressione che non sia
stato compreso a fondo [il] gr[ande] valore d[ella] svolta che il P[artito]
si accinge a realizz[are] al pross[imo] Congr[esso]. Si tratta di un fatto
di portata storica, che aprirà al P[artito] nuove e larghe poss[ibili]tà di
legarsi alle masse prol[etarie] del popolo e che ci porrà in grado di conqu[istare]
la magg[ioranza] d[el] popolo. La via ital[iana] del soc[ialismo] non trae
origine dal XX Congresso [del] PCUS. Le nuove dirett[ive] uscite dal XX
[Congresso] - che sono di grande import[anza] mondiale - hanno riconfermato
clamoros[amen]te la giustezza
[della] linea pol[itica] seg[uita] [dal] n[ostro] P[artito], non sol[tanto]
in q[uesto] dopoguerra, ma sin dal 1934, col 1° Patto [di] unità d'azione
stabil[ito] tra [il] P[artito] C[omunista] e [il] P[artito] S[ocialista],
che poneva
[l']obiettivo [dell']abbatt[imen]to [del] fasc[ismo] e [dell']instauraz[ione]
di un regime di democrazia. Su q[uesta] via, già abbozzata dalle analisi
orig[inali] e gen[iali] di Gramsci della soc[ietà] ital[iana], il comp[agno]
Togliatti ha guid[ato] il P[artito] n[ella] lotta per la Liberaz[ione] naz[ionale].
Fu Togl[iatti] che da Nap[oli] lanciò la p[arola] d'ord[ine] dell'unione di
tutte le forze naz[ionali] e antif[asciste] per lottare contro l'inv[asore]
tedesco e i trad[itori] fasc[isti]. Su q[uesta] via ital[iana] della dem[ocrazia]
e del soc[ialismo] il P[artito] C[omunista], sempre sotto la guida di
Togliatti, portò il più gr[ande] contr[ibuto] di eroismo e di sangue alla
Liberaz[ione] naz[ionale], all'instauraz[ione] della democrazia. Il fatto
che il P[artito] contrib[uì] attivamente a elab[orare la] Costituz[ione]
repubblicana e la votò, conferma che sin da allora abb[iamo] marc[iato] su[lla]
via ital[iana al] social[ismo]. Il dato che caratterizza [la] via ital[iana]
del soc[ialismo] è [la] nostra dichiar[azione] solenne, contenuta nei punti
programm[atici], secondo cui nella situaz[ione] dell'Italia si può giungere
al social[ismo] per via democr[atica], nell'amb[ito della] Costituzione e
med[iante la] sua attuaz[ione] (cioè, senza violenza, senza guerra civile).
Questo è [il] nostro propon[imen]to. Ma se [le] forze conserv[atrici] e reaz[ionarie]
si opp[orranno] con la viol[enza], violando [la Costituz[ione], come fecero
con Crispi, con Pelloux e con il fasc[ismo], noi rintuzzeremo questa
violenza. L'importanza [che assume questa impostazione] è [quella di] far
cadere alcune barriere ideolog[iche] fra noi, i social[isti], i socialdem[ocratici]
e i democr[atici] in genere e [di] rendere possibile una vasta unione
[delle] forze proletarie e popolari. L'impegno [che ne consegue per tutti
noi] è [quello di] conquist[are] la maggior[anza] del pop[olo] lav[oratore
all]a causa [della] democrazia verso [il] socialismo, [che è la] condizione
indispens[abile] del grande progr[esso] generale [della] società umana. [Noi
vogliamo] sperimentare vie diverse, ma non per un periodo transitorio o come
mero fatto tattico. [La via italiana al socialismo] non è un espediente
furbesco, come pensa il compagno Melpignano, ma [costituisce una] grande
scelta strategica. No. [Non è assolutamente vero che non possono esistere
vie nazionali. Gli] esempi [della] Cina e [della] Jugoslavia danno ragione
[della] diversità [delle] vie. Che cosa significa via italiana al
socialismo? Per esempio, tenendo conto [delle] esp[erienze] positive e
negative [di] altri paesi del sistema social[ista], noi socializzeremo i
grandi mezzi di produz[ione], ma non le botteghe artig[iane] e [le] piccole
ind[ustrie]. Noi daremo le terre dei latifond[isti] ai cont[adini] senza o
con poca terra in proprietà, ma non socializz[ere]mo le terre dei contadini.
Non faremo coop[erative] forzate. Socializzer[em]o [il] gr[ande] commercio,
ma non [il] piccolo e medio comm[ercio]. Applicheremo [il] principio fissato
da Engels, [secondo cui devono essere gli artigiani o i contadini a decidere
autonomamente se collettivizzare o meno le aziende, i loro piccoli
appezzamenti di terra]. [Ci sono] tutte le cond[izioni] necess[arie],
dunque, per conquist[are] la magg[ioranza] [del] popolo e su questa strada
bisogna andare avanti [in modo risoluto]. Perciò [è necessario] rinnovare e
rafforzare il Partito e liquid[are] ogni residuo [di] settarismo e
caporalismo. [Occorre una] vita interna più democratica. [Occorre]
rispettare l'autonomia delle org[anizzazioni di] massa d[ella] cl[asse] op[eraia]
e di tutti i ceti del popolo, liquidando l'idea dei sindacati come “cinghia
di trasmissione” dei partiti. Un'idea [sorpassata] che oggi ostacola [il]
raggiungimento [dell']unità [di tutti i] sindacati. [Sono necessari] metodi
nuovi del lav[oro] dei com[unisti] in tutte [le] organizz[azioni] di massa.
Dovunque [dobbiamo essere] campioni di democr[azia].
5) I fatti di Ungheria.
Le forze conserv[atrici] e reaz[ionarie], i ceti priv[ilegiati] hanno
compreso [il] valore [delle] nostre chiare impost[azioni] per conq[uistare
la] magg[ioranza del] pop[olo] lav[oratore]; avvertono [i ]pericoli per [i
]loro priv[ilegi]. Perciò tentano [di] isolare e ostacolare [il] camm[ino
del] PCI, sfruttando [la] tragedia [dell']Ungheria. Ma isolare chi? [Non ci
riusciranno perché] il PCI ha radici salde e prof[onde] [tra i] lavor[atori
della] terra, [delle] officine, [in tutto il] mondo del lavoro. I fatti sono
noti. [Il] n[ostro] Partito ha preso una posiz[ione] chiara, illustr[ata] e
ribad[ita] a più riprese da Togl[iatti]. Il [vostro] Congresso è stato
unanime nell'approv[are] questa pos[izione]. Il P[artito] e il gov[erno]
ungheresi non avevano saputo trarre [le] conseg[uenze] necessarie da[gli]
insegn[amenti del] XX Congr[esso] elaborando [una] propria via nazionale.
[Sono stati] commessi gravissimi errori nella direz[ione] pol[itica] e
dell'economia, [è stata] violata la legalità social[ista], [determinando]
perciò [un] grave malcont[ento] nella stessa classe op[eraia] e [tra le]
masse pop[olari]. Si giunse ad una sollev[azione] aperta. E forse si poteva
evitare il primo inter[vento] sov[ietico], se il P[artito] ungherese, invece
[di] fare app[ello] all'es[ercito] sov[ietico], avesse accettato subito [le]
giuste rivend[icazioni] e avesse offerto
[di] fare un nuovo gov[erno] d'acc[ordo] con [le] masse. Ma fu commesso
anche quest'ultimo gravissimo errore. Accadde così [che le] masse popolari,
che non volevano aff[atto] abolire [le] conq[uiste] soc[ialiste], rimasero
disorientate, divise, pratic[amen]te senza organizzaz[ione]. Nel caos
generale le sole forze organ[izza]te erano quelle fasciste e reazionarie,
armate, seguendo un piano preciso di operaz[ioni], guidate e finanziate
dall'estero.
[Le] forze reaz[ionarie], perciò, divennero padrone del campo. [Queste
forze] success[ivamen]te ricattarono l'impotente governo Nagy,
che accettò tutte le capitolaz[ioni]. In tali cond[izioni] l'Ungheria
sarebbe caduta sotto [il] terrore bianco e sarebbe divenuta [il] focolaio di
una nuova guerra mondiale. L'intervento sovietico, quindi, si è reso
necessario e doveroso
[per evitare il] massacro dei comunisti. Ma q[uesto] è stato un fatto del
tutto eccezionale, anche perché dopo q[uesta] esp[erienza], ness[un] altro
p[artito] c[omunista] si troverà in q[ueste] condiz[ioni]. L'esercito sov[ietico]
si trovava legitt[imamente] in Ungheria su[lla] base [del] trattato di
Varsavia. Questo non vuol dire che noi, come pretend[erebbero i nostri]
avversari, teorizziamo la rivoluz[ione] con l'interv[ento dell']esercito sov[ietico].
[Per noi] resta fermo il principio che l'avv[ento] del soc[ialismo] non può
avvenire che per vol[ontà dei] lavor[atori] e [del] pop[olo] in date condiz[ioni]
pol[itiche] e storiche, e non con [l'intervento di un] esercito stran[iero].
Le forze reaz[ionarie] oggi menano scandalo e fingono indignazione. [Tutto
questo] è immonda ipocrisia. Ciò che per il nostro campo è stata una
eccezione, per [le] forze reazionarie è una regola costante.
Il Vaticano nel 1849 chiamò a Roma l'esercito francese per schiacc[iare] nel
sangue la glor[iosa] Repubbl[ica] romana capeggiata da Mazzini e tutta la
reaz[ione] clericale e conserv[atrice] applaudì. Nel 1870 Thiers fece
schiacciare la Comune di Parigi dall'eserc[ito] prussiano nemico e tutta la
reazione applaudì. Dal 1917 al 1921, molti Stati capital[istici], con in
testa la Francia e l'Ingh[il-terra], intervennero in Russia per tentare di
schiacciare la Repubbl[ica] dei Soviet. Tutta la reazione mond[iale] appl[audì],
ma fu battuta. Nel 1936-38 l'Italia fasc[ista] e la Germ[ania] nazista
intervennero in Spagna per schiacc[iare] nel sangue [la] Repubbl[ica] dem[ocratica]
eletta dal suffr[agio] univers[ale] e la reaz[ione] applaudì. Due anni or
sono, il governo americano interv[enne] con [un] esercito mercenario nel
Guatemala per schiacc[iare la] Rep[ubblica] dem[ocratica] eletta dal suffr[agio]
univers[ale] e per abolire [la] riforma agraria e la reaz[ione] tutta
applaudì. Oggi, i sostenitori dei massacratori della R[epubblica] dem[ocratica]
di Spagna e di quella del Guatemala, dai fasc[isti] ai clericali, fingono
indignaz[ione]. [Ma è un']ipocrisia!!! Per loro allora sarebbe “lecito”
interv[enire] contro la democrazia e il social[ismo], ma non contro [il]
terrore bianco e [il] fascismo!
[Sui fatti ungheresi, come voi sapete, abbiamo registrato] divergenze tra
noi e i compagni socialisti. [Io credo tuttavia che] non [dobbiamo]
sottovalutare [che ci sono ancora] tanti problemi che ci uniscono [e che
quindi è possibile] proseguire su [una] strada unitaria.
6) [I ceti dirigenti e le forze reazionarie esprimono una] indignaz[ione]
ipocrita, artificiale per tentare di batt[ere le] masse lavor[atrici] e [la]
demo-crazia per motivi di classe.
Gli esempi [sono sotto gli occhi di tutti]. [Si è] atteso q[uesto] momento
per risfod[erare la] famosa legge scelbiana sulla sedicente “difesa civile”.
Si è atteso questo momento per rinnovare [il] tentativo di seppellire [la]
“giusta causa permanente” In pari tempo si è atteso e sperato che il campo
soc[ialista] e della pace fosse in difficoltà per scatenare l'aggressione
anglo-francese contro l'Egitto e [la] sua indipend[enza], ponendo in grave
pericolo la pace nel mondo. Noi non [dobbiamo] sottoval[utare] q[uesto]
pericolo. [Nostro compito è quello di] raggrupp[are] e portare le masse a
lottare contro [il] pericolo [della] guerra per l'indip[endenza] naz[ionale
di] tutti i popoli e per [la] causa [della] pace, ed anche contro le grav[issime]
conseguenze econom[iche] [che ne derivano] all'Italia e all'Europa per [la]
chiusura [del] canale [di Suez]. Il gov[erno] italiano si è astenuto all'ONU
dal voto per [il] ritiro immediato [delle] truppe anglo-francesi dall'Eg[itto].
Ma quale autorità morale può av[ere] un gov[erno] che finge tanta indignaz[ione]
per i fatti di Ungh[eria], mentre legittima [l']aggressione contro l'E[gitto]?
E' chiaro [che i nostri avversari] non [sono mossi] da sentimenti di
umanità, ma [unicamente] da precisi interessi di classe. Quali insegnamenti,
[allora, dobbiamo] trarre dai fatti d'Ungheria? [In primo luogo dobbiamo]
astenerci dal parlarne con legg[erezza] né [tantomeno possiamo] pensare o
pretendere che quei fatti
“ci rendono più forti”!!! [Questi fatti] non debbono più verificarsi, perché
nessun P[artito] c[omu-nista] dovrà mai più giungere a staccarsi così
profond[amente] dalle masse, rendendo facile giuoco [alle] forze
reazionarie.
[Bisogna stabilire un] legame diretto, vivente, permanente fra direz[ione] e
masse; [bisogna] andare avanti con le masse, non senza di esse, mai contro
di esse. [I fatti polacchi e ungheresi ci dicono che] un partito che perde i
legami con [la] classe operaia e con [le] masse popol[ari] viene meno [alla]
sua funzione e si espone a gravi rischi.
7) Qui ritorn[iamo] a uno dei temi centrali del n[ostro] Congr[esso]; la via
ital[iana] del social[ismo]; la via di legami profondi con le masse e di
lotte democr[atiche] vigorose per rinnovare l'Italia. Il Congr[esso] ha ben
lavorato, malgrado alcune deficienze. [E' stato] portato un contrib[uto]
all'elaboraz[ione] e al piano d'azione per appl[icare] praticamente [la]
linea polit[ica] [del] P[artito]. Il Congr[esso] ha comp[iuto uno] sforzo
eff[ettivo] per adeguare l'impostaz[ione] generale [del] nostro pross[imo]
Congr[esso] nazion[ale] a[lle] condiz[ioni] concrete della Capitanata. L'orientam[en]to
che esce dal Congr[esso] è giusto. Ora bisogna popolarizz[arlo] e passare
all'azione, [perché nella lotta politica] è l'azione delle masse che decide
il corso degli eventi. Il nostro progr[amma] pone il n[ostro] P[artito],
assieme ai comp[agni] soc[ialisti] e a tutti i democr[atici] sinceri, alla
testa del popolo, per la rinas[cita] della Puglia e del Mezz[ogiorno], per
il rinnov[amento] econ[omico], pol[itico] e soc[iale] dell'Italia. Per
[conseguire] q[uesti] obiettivi bisogna rinnovare e rafforzare il Partito.
Se teniamo conto del p[unto] di part[enza] nella n[ostra] regione del mov[imento]
prol[etario], di cui il nostro Partito è l'avanguardia più combattiva e
conseguente da oltre trenta anni; se ci ricord[iamo] - noi , comp[agni]
d[ella] mia generazione - qual era [lo] stato di miseria nera, di ignor[anza],
di disgreg[azione], di umiliaz[ione] in cui vivev[ano] le nostre masse
alcuni decenni or sono, e confront[iamo] le condiz[ioni] di allora con
quelle attuali, che pure sono tuttavia misere, possiamo essere fieri del
lavoro compiuto, delle lotte condotte, dei sacrif[ici] accettati. Noi
abbiamo trasformato una plebe informe, priva di volontà e di una qualsiasi
prospettiva, dedita alla rissa, trattata come bestiame, affamata, in una
massa di uomini organizzati, consap[evoli] dei propri diritti soc[iali] e
umani, l'abbiamo trasformata in popolo civile. Abb[iamo] alleviato, sia pure
di poco ancora, la sua miseria; abbiamo elevato il suo tenore di vita. A
questa massa noi abb[iamo] dato un ideale di riscatto, di giust[izia] e di
sup[eriore] civiltà e fraternità umana.
A q[uesta] massa abb[iamo] dato una dignità e una personalità; l'abb[iamo]
immessa nella storia, ne abbiamo fatto il motore del progr[esso] umano.
Tanti vecchi e già disprezz[ati] cafoni, e figli di quei cafoni, sono oggi
cons[iglieri] com[unali] e prov[inciali], sindaci e assessori, pres[identi]
della Prov[incia], parlamentari, ecc. Quella che fu una plebe aff[amata],
umiliata e disprezzata è oggi un popolo civile, una massa di cittadini
d'avanguardia che va avanti sul camm[ino] della civiltà, che rappresenta una
parte notev[ole] dell'autorità democraticam[en]te eletta della n[ostra]
provincia. Ed è questo il fatto storico che caratterizza il progresso civile
e sociale della Pugl[ia] e dell'Ital[ia]. Potete essere fieri, comp[agni]
della Cap[itanata], di essere i principali artefici di q[uesto] processo
storico di progr[esso] del popolo e della soc[ietà] naz[ionale]. [Io rivolgo
un] appello ai giovani e alle ragazze, che aspirano a un avven[ire]
migliore, a ragg[iungere] le file del PCI, che lotta per [il] rinnov[amento]
profondo [della] n[ostra] Italia e [per la] rinasc[ita] econ[omica] e civ[ile]
del n[ostro] Mezz[ogiorno].
Abbiamo una tradizione gloriosa e la coscienza di marciare sulla sola strada
giusta, per portare la n[ostra] Italia
[continua]
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