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IL DOCUMENTO

«Il socialismo non può avvenire
che per volontà dei lavoratori
e del popolo e non con l'intervento
di un esercito straniero»
*

Intervento conclusivo
di
Giuseppe Di Vittorio
al 10° congresso provinciale
del P.C.I. di Capitanata

(Foggia, 27 novembre 1956)

Sudest, Numero 18, Novembre 2006

   
   
   
 
 
 
     
     
     
     
     

- 1)

 

Voglio in primo luogo porgere il saluto caloroso del Comitato Centrale del grande e glorioso Partito Comunista Italiano ai compagni e a tutto il popolo lavoratore della Capitanata.
Accomuno nello stesso saluto i compagni socialisti e la loro Federazione provinciale che a mezzo del compagno Imbimbo ci hanno portato il loro saluto e ribadito il loro impegno unitario.
Io non farò riferimento a tutti gli interventi perché ci vorrebbero molte ore, per cui mi limiterò a sottolineare alcuni elementi del dibattito.
In primo luogo dalla relazione interessante del compagno Gentile[1] e dagli altri interventi, come dalla vasta consultazione democratica precongressuale, risulta un notevole progresso politico e ideologico del Partito in Capitanata. Vi è indubbiamente una progressiva assimilazione e realizzazione della linea politica del Partito.
Ciò è confermato dai notevoli successi dell'azione del Partito, che è stato alla testa delle lotte per le rivendicazioni economiche e sociali delle masse lavoratrici, oltre che dai successi nelle diverse competizioni elettorali.
In secondo luogo questo progresso è stato riconfermato dalla compattezza con cui il Partito ha reagito alla canea scatenata dalla reazione sulla tragedia dell'Ungheria.

 

- 2)

 

Questi progressi, tuttavia, sono però del tutto insufficienti.
Il compagno Gentile ha rilevato che molti compagni e anche intere organizzazioni accettano solo formalmente la linea del Partito, ma non l'assimilano a fondo e non la realizzano. E ciò è vero. Con una massa di oltre ventinove mila iscritti e circa ottomila giovani e ragazze, i legami del Partito con le grandi masse lavoratrici e con i diversi tratti della popolazione dovrebbero essere – e dovranno essere – molto più larghi. Queste differenze sono state segnalate nel corso del dibattito, ma non sono state approfondite.
Un difetto che rilevo è che il congresso è stato poco critico e scarsamente autocritico.
Tutti i compagni hanno accettato i punti programmatici e le tesi elaborate dal Comitato Centrale per il prossimo congresso del Partito. Hanno accettato i documenti nei quali è tracciata la via italiana al socialismo. E questo è un fatto assolutamente positivo.
 
Ma bisognava che ogni compagno intervenuto dicesse perché la propria organizzazione ha scarsi legami[2] con la massa dei coltivatori diretti, con i piccoli commercianti, con gli artigiani, con gli intellettuali; bisognava che dicesse perché non riusciamo a rafforzare adeguatamente i sindacati unitari; bisognava che dicesse perché – nonostante qualche esempio positivo – non portiamo più avanti il processo unitario in campo sindacale.
In questo senso il compagno Conte [3] ha dato un notevole contributo alla discussione denunciando la mentalità prevalente, secondo cui solo gli strati dei lavoratori bracciantili e più poveri sarebbero la nostra base. No! Non è così e non può essere così!
 
Certo noi siamo il partito della classe operaia, siamo un partito proletario, ma non operaista.
Noi dobbiamo attrarre nel nostro Partito gli elementi più coscienti e combattivi dei vari strati del popolo lavoratore e degli intellettuali. Però, sia chiaro che il compito di realizzare vasti legami del Partito con i vari ceti del popolo lavoratore, manuale e intellettuale, non si attua – né si può attuarlo… – portando semplicemente questi ceti nel Partito. NO!
Per fare questa operazione di allargamento delle alleanze dobbiamo liberarci dal settarismo, dal caporalismo, dall'autosufficienza, dal massimalismo in cui vi è anche la radice dell'opportunismo.
Tutti questi ceti sono in vari modi sfruttati e soffocati dai monopoli, dai grandi agrari e anche dallo Stato.
 
Tutti sono più o meno malcontenti e avanzano rivendicazioni.
 
Il modo con cui il Partito deve legarsi a questi ceti è quello di fare proprie le loro giuste rivendicazioni e chiamarli a raggrupparsi, ad associarsi per lottare a favore delle loro rivendicazioni.
 
Bisogna consigliare questi ceti e aiutare queste forze.
E' in questo campo che deve manifestarsi l'iniziativa politica del Partito, la sua effettiva unità politica e ideologica.
Il primo passo per conquistare questi ceti alla causa della democrazia e della libertà, accanto alla classe operaia, è quello di portarli a lottare per le loro rivendicazioni.
La stessa cosa deve essere fatta in direzione delle masse femminili e giovanili, verso le quali si deve sprigionare un impegno diretto del Partito come tale.
E' necessario perciò che noi ci rapportiamo con questi strati, individuando quelli più importanti e numerosi.
Il primo e più importante è quello dei coltivatori diretti e degli assegnatari, che vanno aiutati a raggrupparsi in associazioni autonome, a creare cooperative, a lottare contro le imposte esose, a spuntare prezzi decenti e favorevoli per i prodotti dei contadini.
 
Dobbiamo altresì ragionare sull'esclusione dei contadini dall'imponibile della manodopera, come ha proposto il compagno Martella [4].

Di grande interesse attuale è la “giusta causa permanente” nei patti agrari. Dai monarchici, dai fascisti e da altri settori vengono avanti manovre per mettere in discussione questo istituto riguardante la stabilità sul fondo di mezzadri, coloni e fittavoli.

 

- 3)

 

Un risultato positivo del Congresso è che al centro dei suoi lavori è emersa l'urgenza di riforme strutturali[5] e in primo luogo della riforma agraria generale, che applichi il principio costituzionale della terra a chi la lavora.
Infatti, tutte le rivendicazioni immediate di braccianti, contadini, e del ceto medio produttivo e intellettuale, sarebbero prive di prospettive se non fossero strettamente legate alle riforme di struttura.
Per liberare la Puglia e il Mezzogiorno dalla secolare miseria, dalla disoccupazione, dall'incertezza di vita ecc.; per rinnovare profondamente la società meridionale e far progredire l'intera nazione, occorrono riforme che limitino il prepotere e lo sfruttamento del monopolio e una riforma agraria che annienti le strutture semifeudali.
Occorrono misure adeguate per sviluppare le industrie in Capitanata e nel Mezzogiorno.
Vanno portati avanti i lavori di bonifica, mentre oggi ci troviamo di fronte a terreni che non sono stati ancora bonificati, anche se l'imposta di bonifica è stata pagata!
I due termini della rinascita della Puglia e del Mezzogiorno sono: riforma agraria e industrializzazione (legge per la proroga della Cassa del Mezzogiorno e piano Vanoni, secondo le proposte dei sindacati) – miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo e utilizzazione in loco con impianti di prima lavorazione.
Il Partito Comunista deve porsi alla testa di un grande movimento di massa per le rivendicazioni vitali più urgenti della classe operaia, dei braccianti, degli impiegati, dei pubblici dipendenti, dei pensionati, dei contadini, degli artigiani, dei piccoli commercianti, degli intellettuali, ecc. e per le riforme strutturali[6] che sono il presupposto della rinascita economica, sociale, civile e culturale della Capitanata e del Mezzogiorno.

 

- 4) La via italiana del socialismo

 

Il Congresso ha fatto propri i punti programmatici, il progetto di tesi elaborato dal Comitato Centrale per il prossimo congresso nazionale del Partito.
Ciò è un fatto positivo. Però ho l'impressione che non sia stato compreso a fondo il grande valore della svolta che il Partito si accinge a realizzare al prossimo Congresso.

Si tratta di un fatto di portata storica, che aprirà al Partito nuove e larghe possibilità di legarsi alle masse proletarie del popolo e che ci porrà in grado di conquistare la maggioranza del popolo.
 
La via italiana del socialismo non trae origine dal XX Congresso del PCUS.
Le nuove direttive uscite dal XX Congresso – che sono di grande importanza mondiale – hanno riconfermato clamorosamente la giustezza della linea politica seguita dal nostro Partito, non solo in questo dopoguerra, ma sin dal 1934, col primo patto di unità d'azione stabilito tra il Partito Comunista e il Partito Socialista, che poneva l'obiettivo dell'abbattimento del fascismo e dell'instaurazione di un regime di democrazia.
Su questa via, già abbozzata dall'analisi originale e geniale di Gramsci della società italiana, il compagno Togliatti ha guidato il Partito nella lotta per la Liberazione nazionale.
Fu Togliatti che da Napoli lanciò la parola d'ordine dell'unione di tutte le forze nazionali e antifasciste per lottare contro l'invasore tedesco e i traditori fascisti.
Su questa via italiana della democrazia e del socialismo il Partito Comunista, sempre sotto la guida di Togliatti, portò il più grande contributo di eroismo e di sangue alla Liberazione nazionale, all'instaurazione della democrazia.
Il fatto che il Partito contribuì attivamente a elaborare la Costituzione repubblicana e la votò, conferma che sin da allora abbiamo marciato sulla via italiana al socialismo.
 
Il dato che caratterizza la via italiana del socialismo è la nostra dichiarazione solenne, contenuta nei punti programmatici, secondo cui nella situazione dell'Italia si può giungere al socialismo per via democratica, nell'ambito della Costituzione e mediante la sua attuazione, cioè, senza violenza, senza guerra civile.
Questo è il nostro proponimento. Ma se le forze conservatrici e reazionarie si opporranno con la violenza, violando la Costituzione, come fecero con Crispi, con Pelloux e con il fascismo, noi rintuzzeremo questa violenza.
L'importanza che assume questa impostazione è quella di far cadere alcune barriere ideologiche fra noi, i socialisti, i socialdemocratici e i democratici in genere e di rendere possibile una vasta unione delle forze proletarie e popolari. 
L'impegno che ne consegue per tutti noi è quello di conquistare la maggioranza del popolo lavoratore alla causa della democrazia verso il socialismo, che è la condizione indispensabile del grande progresso generale della società umana.
Noi vogliamo sperimentare vie diverse, ma non per un periodo transitorio o come mero fatto tattico. La via italiana al socialismo non è un espediente furbesco, come pensa il compagno Melpignano [7], ma costituisce una grande scelta strategica.
No. Non è assolutamente vero che non possono esistere vie nazionali. Gli esempi della Cina e della Jugoslavia danno ragione della diversità delle vie.
Che cosa significa via italiana al socialismo? Per esempio, tenendo conto delle esperienze positive e negative di altri paesi del sistema socialista, noi socializzeremo i grandi mezzi di produzione, ma non le botteghe artigiane e le piccole industrie. 
Noi daremo le terre dei latifondisti ai contadini senza o con poca terra in proprietà, ma non socializzeremo le terre dei contadini. Non faremo cooperative forzate.
Socializzeremo il grande commercio, ma non il piccolo e medio commercio.
Applicheremo il principio fissato da Engels, secondo cui devono essere gli artigiani o i contadini a decidere autonomamente se collettivizzare o meno le aziende, i loro piccoli appezzamenti di terra.
Ci sono tutte le condizioni necessarie, dunque, per conquistare la maggioranza del popolo e su questa strada bisogna andare avanti in modo risoluto.
Perciò è necessario rinnovare e rafforzare il Partito e liquidare ogni residuo di settarismo e caporalismo.
Occorre una vita interna più democratica.
Occorre rispettare l'autonomia delle organizzazioni di massa della classe operaia e di tutti i ceti del popolo, liquidando l'idea dei sindacati come “cinghia di trasmissione” dei partiti. Un'idea sorpassata che oggi ostacola il raggiungimento dell'unità di tutti i sindacati.
Sono necessari metodi nuovi del lavoro dei comunisti in tutte le organizzazioni di massa. Dovunque dobbiamo essere campioni di democrazia.

 

- 5) I fatti di Ungheria

 

Le forze conservatrici e reazionarie, i ceti privilegiati hanno compreso il valore delle nostre chiare impostazioni per conquistare la maggioranza del popolo lavoratore; avvertono i pericoli per i loro privilegi. Perciò tentano di isolare e ostacolare il cammino del PCI, sfruttando la tragedia dell'Ungheria. Ma isolare chi? Non ci riusciranno perché il PCI ha radici salde e profonde tra i lavoratori della terra, delle officine, in tutto il mondo del lavoro.
I fatti sono noti. Il Partito ha preso una posizione chiara, illustrata e ribadita a più riprese da Togliatti.
Il vostro Congresso è stato unanime nell'approvare questa posizione. Il Partito e il governo ungheresi non avevano saputo trarre le conseguenze necessarie dagli insegnamenti del XX Congresso elaborando una propria via nazionale.
Sono stati commessi gravissimi errori nella direzione politica e dell'economia, è stata violata la legalità socialista, determinando perciò un grave malcontento nella stessa classe operaia e tra le masse popolari. Si giunse ad una sollevazione aperta. E forse si poteva evitare il primo intervento sovietico [8], se il Partito ungherese, invece di fare appello all'esercito sovietico, avesse accettato subito le giuste rivendicazioni e avesse offerto di fare un nuovo governo d'accordo con le masse. Ma fu commesso anche quest'ultimo gravissimo errore.
 
Accadde così che le masse popolari, che non volevano affatto abolire le conquiste socialiste, rimasero disorientate, divise, praticamente senza organizzazione.
Nel caos generale le sole forze organizzate erano quelle fasciste e reazionarie, armate, seguendo un piano preciso di operazioni, guidate e finanziate dall'estero. In questo modo le forze reazionarie divennero padrone del campo.
Queste forze successivamente ricattarono l'impotente governo Nagy, che accettò tutte le capitolazioni
In tali condizioni l'Ungheria sarebbe caduta sotto il terrore bianco e sarebbe divenuta il focolaio di una nuova guerra mondiale. L'intervento sovietico, quindi, si è reso necessario e doveroso per evitare il massacro dei comunisti.
Ma questo è stato un fatto del tutto eccezionale, anche perché dopo questa esperienza, nessun altro partito comunista si troverà in queste condizioni.
L'esercito sovietico si trovava legittimamente in Ungheria sulla base del trattato di Varsavia.
Questo non vuol dire che noi, come pretendono i nostri avversari, teorizziamo la rivoluzione con l'intervento dell'esercito sovietico.
Per noi resta fermo il principio che l'avvento del socialismo non può avvenire che per volontà dei lavoratori e del popolo in date condizioni storiche e politiche, e non con l'intervento di un esercito straniero.
Le forze reazionarie oggi menano scandalo e fingono indignazione. Tutto questo è immonda ipocrisia.
Ciò che per il nostro campo è stata una eccezione, per le forze reazionarie è una regola costante.
Il Vaticano nel 1849 chiamò a Roma l'esercito francese per schiacciare nel sangue la gloriosa repubblica romana capeggiata da Mazzini e tutta la reazione clericale e conservatrice applaudì.
Nel 1870 Thiers fece schiacciare la Comune di Parigi dall'esercito prussiano nemico e tutta la reazione applaudì.
Dal 1917 al 1921, molti Stati capitalistici, con in testa la Francia e l'Inghilterra, intervennero in Russia per tentare di schiacciare la Repubblica dei Soviet. Tutta la reazione mondiale applaudì, ma fu battuta.
Nel 1936-38 l'Italia fascista e la Germania nazista intervennero in Spagna per schiacciare nel sangue la repubblica democratica eletta dal suffragio universale e la reazione applaudì.
Due anni orsono, il governo americano intervenne con un esercito mercenario in Guatemala per schiacciare la repubblica democratica eletta dal suffragio universale e per abolire la riforma agraria e la reazione applaudì.
Oggi i sostenitori dei massacratori della Repubblica democratica di Spagna e di quella del Guatemala, dai forcaioli ai clericali, fingono indignazione. Ma è un'ipocrisia!!!
Per loro allora sarebbe “lecito” intervenire contro la democrazia e il socialismo, ma non contro il terrore bianco e il fascismo!
Sui fatti ungheresi, come voi sapete, abbiamo registrato divergenze tra noi e i compagni socialisti. Io credo tuttavia che non dobbiamo sottovalutare il fatto che ci sono ancora tanti problemi che ci uniscono e che quindi è possibile proseguire su una strada unitaria.
 

- 6)

 

I ceti dirigenti e le forze reazionarie esprimono una indignazione ipocrita, artificiale per tentare di battere le masse lavoratrici e la democrazia per motivi di classe.
Alcuni esempi sono sotto gli occhi di tutti. Si è atteso questo momento per risfoderare la famosa legge scelbiana sulla sedicente “difesa civile”.
Si è atteso questo momento per rinnovare il tentativo di seppellire la “giusta causa permanente”.
In pari tempo si è atteso e sperato che il campo socialista e della pace fosse in difficoltà per scatenare l'aggressione anglo-francese contro l'Egitto e la sua indipendenza, ponendo in grande pericolo la pace nel mondo.
Noi non dobbiamo sottovalutare questo pericolo. Nostro compito è quello di raggruppare e portare le masse a lottare contro il pericolo della guerra per l'indipendenza nazionale di tutti i popoli e per la causa della pace, ed anche contro le gravissime conseguenze economiche che ne derivano all'Italia e all'Europa per la chiusura del canale di Suez.
Il governo italiano si è astenuto all'ONU dal voto per il ritiro immediato delle truppe anglo-francesi dall'Egitto. Ma quale autorità morale può avere un governo che finge tanta indignazione per i fatti di Ungheria, mentre legittima l'aggressione contro l'Egitto?
E' chiaro che i nostri avversari non sono mossi da sentimenti di umanità, ma unicamente da precisi interessi di classe.
Quali insegnamenti, allora, dobbiamo trarre da queste vicende dell'Ungheria? In primo luogo dobbiamo astenerci dal parlarne con leggerezza né tantomeno possiamo pensare o pretendere che quei fatti “ci rendono più forti”!!!
Questi fatti non debbono più verificarsi, perché nessun Partito comunista dovrà mai più giungere a staccarsi così profondamente dalle masse, rendendo facile giuoco alle forze reazionarie.
Noi dobbiamo stabilire un legame diretto, vivente, permanente fra direzione e masse; dobbiamo andare avanti con le masse, non senza di esse, mai contro di esse. La lezione dei fatti polacchi e ungheresi ci dice che un partito che perde i legami con la classe operaia e con le masse popolari viene meno alla sua funzione e si espone a gravi rischi.

 

- 7)

 

Qui ritorniamo a uno dei temi centrali del nostro congresso; la via italiana del socialismo; la via di legami profondi con le masse e di lotte democratiche vigorose per rinnovare l'Italia.
Il Congresso ha ben lavorato, malgrado alcune deficienze. E' stato portato un contributo all'elaborazione e al piano d'azione per applicare praticamente la linea politica del Partito.
Il Congresso ha compiuto uno sforzo effettivo per adeguare l'impostazione generale del nostro prossimo Congresso nazionale alle condizioni concrete della Capitanata.
 
L'orientamento che esce dal Congresso è giusto.
Ora bisogna popolarizzarlo e passare all'azione, perché nella lotta politica è sempre l'azione delle masse che decide il corso degli eventi.
Il nostro programma pone il nostro Partito, assieme ai compagni socialisti e a tutti i democratici sinceri, alla testa del popolo, per la rinascita della Puglia e del Mezzogiorno, per il rinnovamento economico, politico e sociale dell'Italia.
Per conseguire questi obiettivi abbiamo bisogno di rinnovare e rafforzare il Partito.
Se teniamo conto del punto di partenza nella nostra regione del movimento proletario, di cui il nostro Partito è l'avanguardia più combattiva e conseguente da oltre trenta anni; se ci ricordiamo – noi , compagni della mia generazione – qual era lo stato di miseria nera, di ignoranza, di disgregazione, di umiliazione[9] in cui vivevano le nostre masse alcuni decenni or sono, e confrontiamo le condizioni di allora con quelle attuali, che pure sono tuttavia misere, possiamo essere fieri del lavoro compiuto, delle lotte condotte, dei sacrifici accettati.
Noi abbiamo trasformato una plebe informe, priva di volontà e di una qualsiasi prospettiva, dedita alla rissa, trattata come bestiame, affamata, in una massa di uomini organizzati, consapevole dei propri diritti sociali e umani; l'abbiamo trasformata in popolo civile.
Abbiamo alleviato, sia pure di poco ancora, la sua miseria; abbiamo elevato il suo tenore di vita.
A questa massa noi abbiamo dato un ideale di riscatto, di giustizia e di superiore civiltà e fraternità umana.
A questa massa abbiamo dato una dignità e una personalità; l'abbiamo immessa nella storia, ne abbiamo fatto il motore del progresso umano. Tanti vecchi e già disprezzati cafoni, e figli di quei cafoni, sono oggi consiglieri comunali e provinciali, sindaci e assessori, presidenti di Provincia, parlamentari, ecc.
Quella che fu una plebe affamata, umiliata e disprezzata è oggi un popolo civile, una massa di cittadini d'avanguardia che va avanti sul cammino della civiltà, che rappresenta una parte notevole dell'autorità democraticamente eletta nella nostra provincia.
Ed è questo il fatto storico che caratterizza il progresso civile e sociale della Puglia e dell'Italia.
Potete essere fieri, compagni della Capitanata, di essere i principali artefici di questo processo storico di progresso del popolo e della società nazionale.
Io rivolgo un appello ai giovani e alle ragazze, che aspirano a un avvenire migliore, a raggiungere le file del PCI, che lotta per il rinnovamento profondo dell'Italia e per la rinascita economica e civile del nostro Mezzogiorno.
Abbiamo una tradizione gloriosa e la coscienza di marciare sulla sola strada giusta, per portare avanti la nostra Italia verso una sua democratizzazione profonda, verso un avvenire di pace e di benessere, verso la conquista della giustizia sociale, verso livelli superiori di civiltà e di fraternità umana, verso il socialismo!

 

 

* Questo inedito discorso di Di Vittorio è stato ricostruito sulla base di ventitre fogli, scritti a mano, delle dimensioni di cm. 14x22 che sono stati rinvenuti dalla figlia Baldina, parlamentare del PCI pugliese dal 1963 al 1972. I fogli contengono gli appunti scritti a mano con grafia molto chiara: alcuni scritti per intero, altri invece con termini abbreviati, che hanno quindi richiesto necessarie integrazioni ed esplicazioni. La numerazione dei paragrafi e la loro titolazione - dove c'è - sono contenute nell'originale.
Per offrire una completa conoscenza dello scritto e delle aggiunte fatte dal curatore si è scelto di riprodurre di seguito il testo con le integrazioni segnalate da parentesi quadre.
Devo ringraziare di vivo cuore Baldina Di Vittorio e Michele Pistillo, che con grande generosità mi hanno passato questi appunti consentendone la pubblicazione.

Michele Galante


 

1) [Voglio in primo luogo porgere il] saluto caloroso del C[omitato] C[entrale] del grande e glorioso P[artito] C[omunista] I[taliano] ai compagni e a tutto il popolo lav[oratore della] Capitanata. Accomuno nello stesso saluto i c[ompagni] soc[ialisti] e la loro Fed[erazione] prov[inciale] che a m[ezzo del] comp[agno] Imbimbo ci hanno port[ato il] loro saluto e ribadito [il loro] impegno unitario. Io non farò riferimento a tutti [gli] interv[enti] [perché] ci vorrebbero molte ore, [per cui mi limiterò a sottolineare alcuni elementi del dibattito]. In primo luogo da[lla] relaz[ione] molto interessante del compagno Gentile e [dagli altri] interventi, come da[lla] vasta consultaz[ione] dem[ocratica] precongressuale, risulta [un] notevole progr[esso] pol[itico] e ideol[ogico] del P[artito] in Capitanata. Vi è indubb[iamente] una progr[essiva] assimilaz[ione] e realizzaz[ione] [della] linea pol[itica] del P[artito]. Ciò è confermato dai notev[oli] successi dell'az[ione] del P[artito, che è stato] alla testa [delle] lotte per le rivend[icazioni] econ[omiche] e sociali [delle] masse lav[oratrici], [oltre che dai] successi nelle [diverse] compet[izioni] elettorali. In secondo luogo [questo] progr[esso è stato] riconferm[at]o dalla compattezza con cui il P[artito] ha reagito alla canea scatenata d[alla] reaz[ione] sulla trag[edia dell']Ungheria.
 
2) Q[uesti] progressi, tuttavia, sono però del tutto insuff[icienti]. Il comp[agno] Gentile ha rilev[ato] [che] molti comp[agni] e anche intere organizzaz[ioni] accettano solo form[almente la] linea del P[artito], ma non l'assimilano a fondo e non la realizzano. E ciò è vero. Con una massa di oltre ventinove mila iscr[itti] e circa ottomila giov[ani] e rag[azze], i legami del P[artito] con le gr[andi] masse lavor[atrici] e [con i] vari strati [della] popol[azione] dovr[ebbero] essere - e dovranno essere - molto più larghi. Queste dif[feren]ze sono state segnalate [nel corso del dibattito], ma non [sono state] approfondite.
Un difetto che rilevo nel Congr[esso] è che è stato poco critico e scarsamente autocritico. Tutti i comp[agni] hanno accett[ato] i punti progr[ammati]ci e le tesi elab[orate] dal C[omitato] C[entrale] per il pross[imo] Congr[esso] del Partito. Hanno accettato i docum[enti] nei quali è tracciata la via ital[iana] del social[ismo]. E questo è un fatto ass[olutamente] positivo. Ma bisognava che ogni compagno interv[enu]to dicesse perché la propria org[anizzazione] ha scarsi legami con la massa dei coltivatori diretti, con gli artig[iani], con i picc[oli] comm[ercian]ti, con [gli] intellettuali; perché non riusciamo a rafforz]are ad[eguatamen]te [i] sind[acati] unitari; perché - nonostante qualche esempio positivo - non portiamo più av[anti il] processo unitario in campo sind[acale]. [In questo senso il] comp[agno] Conte [ha dato un] notev[ole] contrib[uto] [alla] discuss[ione] denunc[ian]do [la] mentalità prevalente, secondo cui solo [gli] strati [dei] lavor[atori] bracc[iantili] e più pov[eri] sarebbero [la] nostra base. No! Non è così [e non può essere così]!
Certo. [Noi] siamo [il] p[artito] [della] cl[asse] op[eraia], [siamo un partito] prol[etario], ma non operaista. Noi dobb[iamo] attrarre [nel] n[ostro] P[artito] [gli] elementi più coscienti e combattivi [dei] vari strati [del] popolo lavoratore e [degli] intellettuali. Però, sia chiaro che il compito di realizz[are] vasti legami del P[artito] con i vari ceti [del] popolo lavor[atore], man[uale] e intell[ettuale], non si attua - né si può attuarlo…- portando [semplicemente] q[uesti] ceti nel P[artito]. NO! [Per fare questa operazione dobbiamo] liberarci dal settarismo,
[dal] caporal[ismo], [dall']autosuff[icienza], [dal] massimalismo in cui vi è anche [la] radice [dell']opportunismo. Tutti q[uesti] ceti sono in vari modi sfrutt[ati] e soff[oca]ti dai mon[opoli], dai gr[andi] agrari e anche dallo Stato. Tutti sono più o meno malcont[enti] e avanzano rivendicaz[ioni]. Il modo con cui il P[artito] deve legarsi a q[uesti] ceti è [quello] di fare proprie [le] loro giuste rivendicaz[ioni] e chiamarli a raggrupp[ar]si, [ad] assoc[iar]si per lottare a fav[ore] [delle] loro rivendicaz[ioni]. Bisogna consigliare questi ceti e aiutare queste forze. E' in q[uesto] campo che deve manif[estarsi] l'iniz[iativa] pol[itica] del P[artito], la sua effettiva unità pol[itica] e ideologica. [Il] primo passo per conquist[are] questi ceti [alla] causa [della] democr[azia] e [della] libertà, accanto alla cl[asse] op[eraia], è quello di portarli a lottare per [le] loro rivendicaz[ioni]. La stessa cosa deve essere fatta in direzione delle masse femminili e giovanili, verso le quali si deve sprigionare un impegno diretto del Partito come tale. E' necessario perciò che noi ci rapportiamo con questi strati, indiv[iduando] quelli più importanti e numerosi. Il primo e più import[an]te [è] q[uello] dei coltiv[atori] diretti e [degli] assegnatari, che vanno aiutati a raggr[uppar]si in associaz[ioni] autonome, a creare cooperative, a lottare contro [le] imposte esose, a spuntare prezzi decenti e favorevoli [per i] prodotti [dei] contadini. [Dobbiamo altresì] ragionare, come ha proposto [il compagno] Martella, [sull']esclusione [dei] contadini [dall']imponibile [della] manodopera.
[Di] grande interesse attuale è [la] “giusta causa permanente” [nei patti agrari]. Dai monarchici, dai fascisti e da altri settori [vengono avanti] manovre per mettere in discussione [questo] importante istituto [riguardante la stabilità sul fondo di mezzadri, coloni e fittavoli].
 
3) Un risultato pos[itivo] del Congr[esso] è che al centro [dei] suoi lav[ori] è emersa l'urgenza di riforme strutt[urali] e in pr[imo] luogo [della] rifor[ma] agr[aria] generale, che applichi [il] principio costituz[ionale] della terra a chi la lavora. Infatti, tutte [le] rivendicazioni immed[iate di] bracc[ianti], contad[ini], e del ceto medio produtt[ivo] e intellett[uale], sarebbero prive [di] prospettive se non fossero strett[amen]te legate alle riforme di struttura. Per liberare [la] Puglia e [il] Mezz[ogiorno] da[lla] secolare miseria, [dalla] disoccupaz[ione],
[dall']incertezza di vita ecc.; per rinnovare profond[amen]te [la] soc[ietà] merid[ionale] e far progr[edire] l'intera nazione, occorrono riforme che limitino [il] prepotere e [lo] sfrutt[amento] [del] monopolio e [una] riforma agraria che annienti le strutture semifeudali. Occorrono misure adeguate per sviluppare [le] industrie in Capit[anata] e nel Mezz[ogiorno].
[Vanno portati avanti i] lavori di bonifica, mentre oggi [ci troviamo di fronte a] terreni [che] non [sono stati] ancora bonificati, anche se l'imposta di bonifica è stata pagata! I due termini della rinasc[ita della] Puglia e [del] Mezz[ogiorno] sono: rif[orma] agr[aria] e industrializz[azione] (legge [per la] proroga della Cassa del Mezz[ogiorno] e piano Vanoni, secondo [le] proposte [dei] sindacati) - miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo e utilizzazione in loco con impianti [di] prima lavor[azione]. Il P[artito] C[omunista] deve porsi alla testa di un gr[ande] mov[imento] di massa per [le] rivend[icazioni] vitali più urgenti [della] cl[asse] op[eraia], [dei] bracc[ianti],
[dei] contad[ini], [degli] impiegati, [dei] pubblici dipendenti, [dei] pensionati, [degli] artig[iani], [dei] picc[oli] comm[ercianti], [degli] intellett[uali], ecc. e per le riforme strutturali che sono [il] presupposto [della] rinascita econ[omica], soc[iale], civile e culturale della Capit[anata] e del Mezz[ogiorno].
 
4) La via italiana del socialismo.
Il Congresso ha fatto propri i punti programmatici, il progetto [di] tesi elaborato dal C[omitato] C[entrale] per il pross[imo] Congr[esso] naz[ionale] del P[artito]. [Ciò] è un fatto positivo. Però, ho l'impressione che non sia stato compreso a fondo [il] gr[ande] valore d[ella] svolta che il P[artito] si accinge a realizz[are] al pross[imo] Congr[esso]. Si tratta di un fatto di portata storica, che aprirà al P[artito] nuove e larghe poss[ibili]tà di legarsi alle masse prol[etarie] del popolo e che ci porrà in grado di conqu[istare] la magg[ioranza] d[el] popolo. La via ital[iana] del soc[ialismo] non trae origine dal XX Congresso [del] PCUS. Le nuove dirett[ive] uscite dal XX [Congresso] - che sono di grande import[anza] mondiale - hanno riconfermato clamoros[amen]te la giustezza [della] linea pol[itica] seg[uita] [dal] n[ostro] P[artito], non sol[tanto] in q[uesto] dopoguerra, ma sin dal 1934, col 1° Patto [di] unità d'azione stabil[ito] tra [il] P[artito] C[omunista] e [il] P[artito] S[ocialista], che poneva [l']obiettivo [dell']abbatt[imen]to [del] fasc[ismo] e [dell']instauraz[ione] di un regime di democrazia. Su q[uesta] via, già abbozzata dalle analisi orig[inali] e gen[iali] di Gramsci della soc[ietà] ital[iana], il comp[agno] Togliatti ha guid[ato] il P[artito] n[ella] lotta per la Liberaz[ione] naz[ionale]. Fu Togl[iatti] che da Nap[oli] lanciò la p[arola] d'ord[ine] dell'unione di tutte le forze naz[ionali] e antif[asciste] per lottare contro l'inv[asore] tedesco e i trad[itori] fasc[isti]. Su q[uesta] via ital[iana] della dem[ocrazia] e del soc[ialismo] il P[artito] C[omunista], sempre sotto la guida di Togliatti, portò il più gr[ande] contr[ibuto] di eroismo e di sangue alla Liberaz[ione] naz[ionale], all'instauraz[ione] della democrazia. Il fatto che il P[artito] contrib[uì] attivamente a elab[orare la] Costituz[ione] repubblicana e la votò, conferma che sin da allora abb[iamo] marc[iato] su[lla] via ital[iana al] social[ismo]. Il dato che caratterizza [la] via ital[iana] del soc[ialismo] è [la] nostra dichiar[azione] solenne, contenuta nei punti programm[atici], secondo cui nella situaz[ione] dell'Italia si può giungere al social[ismo] per via democr[atica], nell'amb[ito della] Costituzione e med[iante la] sua attuaz[ione] (cioè, senza violenza, senza guerra civile).
Questo è [il] nostro propon[imen]to. Ma se [le] forze conserv[atrici] e reaz[ionarie] si opp[orranno] con la viol[enza], violando [la Costituz[ione], come fecero con Crispi, con Pelloux e con il fasc[ismo], noi rintuzzeremo questa violenza. L'importanza [che assume questa impostazione] è [quella di] far cadere alcune barriere ideolog[iche] fra noi, i social[isti], i socialdem[ocratici] e i democr[atici] in genere e [di] rendere possibile una vasta unione [delle] forze proletarie e popolari. L'impegno [che ne consegue per tutti noi] è [quello di] conquist[are] la maggior[anza] del pop[olo] lav[oratore all]a causa [della] democrazia verso [il] socialismo, [che è la] condizione indispens[abile] del grande progr[esso] generale [della] società umana. [Noi vogliamo] sperimentare vie diverse, ma non per un periodo transitorio o come mero fatto tattico. [La via italiana al socialismo] non è un espediente furbesco, come pensa il compagno Melpignano, ma [costituisce una] grande scelta strategica. No. [Non è assolutamente vero che non possono esistere vie nazionali. Gli] esempi [della] Cina e [della] Jugoslavia danno ragione [della] diversità [delle] vie. Che cosa significa via italiana al socialismo? Per esempio, tenendo conto [delle] esp[erienze] positive e negative [di] altri paesi del sistema social[ista], noi socializzeremo i grandi mezzi di produz[ione], ma non le botteghe artig[iane] e [le] piccole ind[ustrie]. Noi daremo le terre dei latifond[isti] ai cont[adini] senza o con poca terra in proprietà, ma non socializz[ere]mo le terre dei contadini. Non faremo coop[erative] forzate. Socializzer[em]o [il] gr[ande] commercio, ma non [il] piccolo e medio comm[ercio]. Applicheremo [il] principio fissato da Engels, [secondo cui devono essere gli artigiani o i contadini a decidere autonomamente se collettivizzare o meno le aziende, i loro piccoli appezzamenti di terra]. [Ci sono] tutte le cond[izioni] necess[arie], dunque, per conquist[are] la magg[ioranza] [del] popolo e su questa strada bisogna andare avanti [in modo risoluto]. Perciò [è necessario] rinnovare e rafforzare il Partito e liquid[are] ogni residuo [di] settarismo e caporalismo. [Occorre una] vita interna più democratica. [Occorre] rispettare l'autonomia delle org[anizzazioni di] massa d[ella] cl[asse] op[eraia] e di tutti i ceti del popolo, liquidando l'idea dei sindacati come “cinghia di trasmissione” dei partiti. Un'idea [sorpassata] che oggi ostacola [il] raggiungimento [dell']unità [di tutti i] sindacati. [Sono necessari] metodi nuovi del lav[oro] dei com[unisti] in tutte [le] organizz[azioni] di massa. Dovunque [dobbiamo essere] campioni di democr[azia].
 
5) I fatti di Ungheria.
Le forze conserv[atrici] e reaz[ionarie], i ceti priv[ilegiati] hanno compreso [il] valore [delle] nostre chiare impost[azioni] per conq[uistare la] magg[ioranza del] pop[olo] lav[oratore]; avvertono [i ]pericoli per [i ]loro priv[ilegi]. Perciò tentano [di] isolare e ostacolare [il] camm[ino del] PCI, sfruttando [la] tragedia [dell']Ungheria. Ma isolare chi? [Non ci riusciranno perché] il PCI ha radici salde e prof[onde] [tra i] lavor[atori della] terra, [delle] officine, [in tutto il] mondo del lavoro. I fatti sono noti. [Il] n[ostro] Partito ha preso una posiz[ione] chiara, illustr[ata] e ribad[ita] a più riprese da Togl[iatti]. Il [vostro] Congresso è stato unanime nell'approv[are] questa pos[izione]. Il P[artito] e il gov[erno] ungheresi non avevano saputo trarre [le] conseg[uenze] necessarie da[gli] insegn[amenti del] XX Congr[esso] elaborando [una] propria via nazionale. [Sono stati] commessi gravissimi errori nella direz[ione] pol[itica] e dell'economia, [è stata] violata la legalità social[ista], [determinando] perciò [un] grave malcont[ento] nella stessa classe op[eraia] e [tra le] masse pop[olari]. Si giunse ad una sollev[azione] aperta. E forse si poteva evitare il primo inter[vento] sov[ietico], se il P[artito] ungherese, invece [di] fare app[ello] all'es[ercito] sov[ietico], avesse accettato subito [le] giuste rivend[icazioni] e avesse offerto [di] fare un nuovo gov[erno] d'acc[ordo] con [le] masse. Ma fu commesso anche quest'ultimo gravissimo errore. Accadde così [che le] masse popolari, che non volevano aff[atto] abolire [le] conq[uiste] soc[ialiste], rimasero disorientate, divise, pratic[amen]te senza organizzaz[ione]. Nel caos generale le sole forze organ[izza]te erano quelle fasciste e reazionarie, armate, seguendo un piano preciso di operaz[ioni], guidate e finanziate dall'estero.
[Le] forze reaz[ionarie], perciò, divennero padrone del campo. [Queste forze] success[ivamen]te ricattarono l'impotente governo Nagy, che accettò tutte le capitolaz[ioni]. In tali cond[izioni] l'Ungheria sarebbe caduta sotto [il] terrore bianco e sarebbe divenuta [il] focolaio di una nuova guerra mondiale. L'intervento sovietico, quindi, si è reso necessario e doveroso [per evitare il] massacro dei comunisti. Ma q[uesto] è stato un fatto del tutto eccezionale, anche perché dopo q[uesta] esp[erienza], ness[un] altro p[artito] c[omunista] si troverà in q[ueste] condiz[ioni]. L'esercito sov[ietico] si trovava legitt[imamente] in Ungheria su[lla] base [del] trattato di Varsavia. Questo non vuol dire che noi, come pretend[erebbero i nostri] avversari, teorizziamo la rivoluz[ione] con l'interv[ento dell']esercito sov[ietico]. [Per noi] resta fermo il principio che l'avv[ento] del soc[ialismo] non può avvenire che per vol[ontà dei] lavor[atori] e [del] pop[olo] in date condiz[ioni] pol[itiche] e storiche, e non con [l'intervento di un] esercito stran[iero]. Le forze reaz[ionarie] oggi menano scandalo e fingono indignazione. [Tutto questo] è immonda ipocrisia. Ciò che per il nostro campo è stata una eccezione, per [le] forze reazionarie è una regola costante.
Il Vaticano nel 1849 chiamò a Roma l'esercito francese per schiacc[iare] nel sangue la glor[iosa] Repubbl[ica] romana capeggiata da Mazzini e tutta la reaz[ione] clericale e conserv[atrice] applaudì. Nel 1870 Thiers fece schiacciare la Comune di Parigi dall'eserc[ito] prussiano nemico e tutta la reazione applaudì. Dal 1917 al 1921, molti Stati capital[istici], con in testa la Francia e l'Ingh[il-terra], intervennero in Russia per tentare di schiacciare la Repubbl[ica] dei Soviet. Tutta la reazione mond[iale] appl[audì], ma fu battuta. Nel 1936-38 l'Italia fasc[ista] e la Germ[ania] nazista intervennero in Spagna per schiacc[iare] nel sangue [la] Repubbl[ica] dem[ocratica] eletta dal suffr[agio] univers[ale] e la reaz[ione] applaudì. Due anni or sono, il governo americano interv[enne] con [un] esercito mercenario nel Guatemala per schiacc[iare la] Rep[ubblica] dem[ocratica] eletta dal suffr[agio] univers[ale] e per abolire [la] riforma agraria e la reaz[ione] tutta applaudì. Oggi, i sostenitori dei massacratori della R[epubblica] dem[ocratica] di Spagna e di quella del Guatemala, dai fasc[isti] ai clericali, fingono indignaz[ione]. [Ma è un']ipocrisia!!! Per loro allora sarebbe “lecito” interv[enire] contro la democrazia e il social[ismo], ma non contro [il] terrore bianco e [il] fascismo!
[Sui fatti ungheresi, come voi sapete, abbiamo registrato] divergenze tra noi e i compagni socialisti. [Io credo tuttavia che] non [dobbiamo] sottovalutare [che ci sono ancora] tanti problemi che ci uniscono [e che quindi è possibile] proseguire su [una] strada unitaria.
 
6) [I ceti dirigenti e le forze reazionarie esprimono una] indignaz[ione] ipocrita, artificiale per tentare di batt[ere le] masse lavor[atrici] e [la] demo-crazia per motivi di classe.
Gli esempi [sono sotto gli occhi di tutti]. [Si è] atteso q[uesto] momento per risfod[erare la] famosa legge scelbiana sulla sedicente “difesa civile”. Si è atteso questo momento per rinnovare [il] tentativo di seppellire [la] “giusta causa permanente” In pari tempo si è atteso e sperato che il campo soc[ialista] e della pace fosse in difficoltà per scatenare l'aggressione anglo-francese contro l'Egitto e [la] sua indipend[enza], ponendo in grave pericolo la pace nel mondo. Noi non [dobbiamo] sottoval[utare] q[uesto] pericolo. [Nostro compito è quello di] raggrupp[are] e portare le masse a lottare contro [il] pericolo [della] guerra per l'indip[endenza] naz[ionale di] tutti i popoli e per [la] causa [della] pace, ed anche contro le grav[issime] conseguenze econom[iche] [che ne derivano] all'Italia e all'Europa per [la] chiusura [del] canale [di Suez]. Il gov[erno] italiano si è astenuto all'ONU dal voto per [il] ritiro immediato [delle] truppe anglo-francesi dall'Eg[itto]. Ma quale autorità morale può av[ere] un gov[erno] che finge tanta indignaz[ione] per i fatti di Ungh[eria], mentre legittima [l']aggressione contro l'E[gitto]? E' chiaro [che i nostri avversari] non [sono mossi] da sentimenti di umanità, ma [unicamente] da precisi interessi di classe. Quali insegnamenti, [allora, dobbiamo] trarre dai fatti d'Ungheria? [In primo luogo dobbiamo] astenerci dal parlarne con legg[erezza] né [tantomeno possiamo] pensare o pretendere che quei fatti
“ci rendono più forti”!!! [Questi fatti] non debbono più verificarsi, perché nessun P[artito] c[omu-nista] dovrà mai più giungere a staccarsi così profond[amente] dalle masse, rendendo facile giuoco [alle] forze reazionarie.
[Bisogna stabilire un] legame diretto, vivente, permanente fra direz[ione] e masse; [bisogna] andare avanti con le masse, non senza di esse, mai contro di esse. [I fatti polacchi e ungheresi ci dicono che] un partito che perde i legami con [la] classe operaia e con [le] masse popol[ari] viene meno [alla] sua funzione e si espone a gravi rischi.
 
7) Qui ritorn[iamo] a uno dei temi centrali del n[ostro] Congr[esso]; la via ital[iana] del social[ismo]; la via di legami profondi con le masse e di lotte democr[atiche] vigorose per rinnovare l'Italia. Il Congr[esso] ha ben lavorato, malgrado alcune deficienze. [E' stato] portato un contrib[uto] all'elaboraz[ione] e al piano d'azione per appl[icare] praticamente [la] linea polit[ica] [del] P[artito]. Il Congr[esso] ha comp[iuto uno] sforzo eff[ettivo] per adeguare l'impostaz[ione] generale [del] nostro pross[imo] Congr[esso] nazion[ale] a[lle] condiz[ioni] concrete della Capitanata. L'orientam[en]to che esce dal Congr[esso] è giusto. Ora bisogna popolarizz[arlo] e passare all'azione, [perché nella lotta politica] è l'azione delle masse che decide il corso degli eventi. Il nostro progr[amma] pone il n[ostro] P[artito], assieme ai comp[agni] soc[ialisti] e a tutti i democr[atici] sinceri, alla testa del popolo, per la rinas[cita] della Puglia e del Mezz[ogiorno], per il rinnov[amento] econ[omico], pol[itico] e soc[iale] dell'Italia. Per [conseguire] q[uesti] obiettivi bisogna rinnovare e rafforzare il Partito. Se teniamo conto del p[unto] di part[enza] nella n[ostra] regione del mov[imento] prol[etario], di cui il nostro Partito è l'avanguardia più combattiva e conseguente da oltre trenta anni; se ci ricord[iamo] - noi , comp[agni] d[ella] mia generazione - qual era [lo] stato di miseria nera, di ignor[anza], di disgreg[azione], di umiliaz[ione] in cui vivev[ano] le nostre masse alcuni decenni or sono, e confront[iamo] le condiz[ioni] di allora con quelle attuali, che pure sono tuttavia misere, possiamo essere fieri del lavoro compiuto, delle lotte condotte, dei sacrif[ici] accettati. Noi abbiamo trasformato una plebe informe, priva di volontà e di una qualsiasi prospettiva, dedita alla rissa, trattata come bestiame, affamata, in una massa di uomini organizzati, consap[evoli] dei propri diritti soc[iali] e umani, l'abbiamo trasformata in popolo civile. Abb[iamo] alleviato, sia pure di poco ancora, la sua miseria; abbiamo elevato il suo tenore di vita. A questa massa noi abb[iamo] dato un ideale di riscatto, di giust[izia] e di sup[eriore] civiltà e fraternità umana.
A q[uesta] massa abb[iamo] dato una dignità e una personalità; l'abb[iamo] immessa nella storia, ne abbiamo fatto il motore del progr[esso] umano. Tanti vecchi e già disprezz[ati] cafoni, e figli di quei cafoni, sono oggi cons[iglieri] com[unali] e prov[inciali], sindaci e assessori, pres[identi] della Prov[incia], parlamentari, ecc. Quella che fu una plebe aff[amata], umiliata e disprezzata è oggi un popolo civile, una massa di cittadini d'avanguardia che va avanti sul camm[ino] della civiltà, che rappresenta una parte notev[ole] dell'autorità democraticam[en]te eletta della n[ostra] provincia. Ed è questo il fatto storico che caratterizza il progresso civile e sociale della Pugl[ia] e dell'Ital[ia]. Potete essere fieri, comp[agni] della Cap[itanata], di essere i principali artefici di q[uesto] processo storico di progr[esso] del popolo e della soc[ietà] naz[ionale]. [Io rivolgo un] appello ai giovani e alle ragazze, che aspirano a un avven[ire] migliore, a ragg[iungere] le file del PCI, che lotta per [il] rinnov[amento] profondo [della] n[ostra] Italia e [per la] rinasc[ita] econ[omica] e civ[ile] del n[ostro] Mezz[ogiorno].
Abbiamo una tradizione gloriosa e la coscienza di marciare sulla sola strada giusta, per portare la n[ostra] Italia
 [continua]


[1] Savino Gentile era all'epoca segretario provinciale della Federazione del P.C.I. di Capitanata. E' stato anche presidente dell'Amministrazione Provinciale di Foggia, succedendo a Luigi Allegato.

[2] Sottolineato nel testo.

[3] Luigi Conte, uno dei più prestigiosi esponenti del PCI di Capitanata, all'epoca segretario provinciale della CGIL. È stato parlamentare dal 1958 al 1968, segretario della Federazione provinciale del PCI di Capitanata e per molti anni componente degli organismi dirigenti nazionali del PCI.

[4] Paolo Martella, all'epoca componente della segreteria provinciale del PCI. E' stato segretario provinciale della Federazione comunista dal 1958 al 1962.

[5] Sottolineato nel testo

[6] Sottolineato nel testo

[7] Ottavio Melpignano, avvocato, esponente dell'organizzazione comunista di Cerignola.

[8] Sottolineato nel testo.

[9] Sottolineato nel testo.

 

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Noi siamo il partito della classe operaia, siamo un partito proletario, ma non operaista. Noi dobbiamo attrarre nel nostro Partito gli elementi più coscienti e combattivi dei vari strati del popolo lavoratore e degli intellettuali

Ho l'impressione che non sia stato compreso a fondo il grande valore della svolta che il Partito si accinge a realizzare al prossimo Congresso. Si tratta di un fatto di portata storica

   

Il dato che caratterizza la via italiana del socialismo è la nostra dichiarazione solenne, secondo cui nella situazione dell'Italia si può giungere al socialismo per via democratica, nell'ambito della Costituzione e mediante la sua attuazione, cioè, senza violenza, senza guerra civile

   

Il Partito ha preso una posizione chiara, illustrata e ribadita a più riprese da Togliatti. Il vostro Congresso è stato unanime nell'approvare questa posizione. Questo non vuol dire che noi, come pretendono i nostri avversari, teorizziamo la rivoluzione con l'intervento dell'esercito sovietico

   

Nessun Partito comunista dovrà mai più giungere a staccarsi così profondamente dalle masse, rendendo facile giuoco alle forze reazionarie. Noi dobbiamo stabilire un legame diretto, vivente, permanente fra direzione e masse; dobbiamo andare avanti con le masse, non senza di esse, mai contro di esse. La lezione dei fatti polacchi e ungheresi ci dice che un partito che perde i legami con la classe operaia e con le masse popolari viene meno alla sua funzione e si espone a gravi rischi