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Ricordando Peppino Di Vittorio. |
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Discorrendo tra ricordi, di Michele Magno Sudest, Numero 19, Dicembre 2006 |
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A Foggia il leader riconosciuto dalle masse dei proletari foggiani (dopo la Liberazione, ndr.) era un certo Romeo Mangano, impiegato delle FF.SS., segretario del Partito comunista subito dopo la sua costituzione. Era giovanissimo, un uomo di grande intelligenza, che però con l'avvento del fascismo tradì passando al servizio dell'OVRA con il nome di Violino. Caduto il fascismo fu interrogato in Tribunale: avendo chiesto di rientrare in servizio, doveva dimostrare di aver servito la causa dell'antifascismo durante la dittatura, poté provare di aver collaborato con i nuclei partigiani che operarono per cacciare i tedeschi dal Molise e dall'Abruzzo e ciò gli consentì di rientrare nelle FF.SS.. Luigi Allegato, che era la figura più importante del movimento, sapeva dei trascorsi di Mangano, ma non fu creduto neppure dai massimi esponenti del rinato partito comunista foggiano. Essi temevano di perdere questo trascinatore di folle. Quando si accertò il tradimento e si stabilì la sua espulsione dal partito, Mangano aveva già assunto la direzione della Camera del Lavoro di Foggia. Pose allora due condizioni: avrebbe lasciato la direzione se a sostituirlo fosse stato un socialista e non un comunista. La condizione fu accettata. La Camera del Lavoro aveva sede in ciò che restava di un fabbricato, per la maggior parte crollato, nelle vicinanze del Teatro Giordano. Mangano fondò a Foggia il Partito della IV internazionale. Aprì, in Via Vittorio Emanuele, sia la sede di una sua organizzazione sindacale, dissidente dalla Confederazione del Lavoro, e sia, al piano superiore, quella della IV internazionale. Questa situazione durò fino agli inizi degli anni '50. Durante le manifestazioni, nel 1950-1951, i cortei, dovendo attraversare quella strada, erano costretti a passare sotto le bandiere della C.d.L. Mangano. Egli aveva sèguito soprattutto tra gli edili, che in buona parte subivano ancora l'influenza di Michele Angiolillo, anarchico foggiano che a fine secolo uccise il Primo Ministro di Spagna. Storia simile si ebbe a Cerignola: dopo Di Vittorio, il personaggio più in vista era Umberto Bonito, insegnante amato dalle masse e visto come il nuovo colono tornato a fare il massimo dirigente. Eletto Sindaco del paese, fu prescelto per le elezioni per la Costituente, quando fu riscontrato negli archivi il suo nome nell'elenco dell'OVRA. Togliatti dovette personalmente spiegare ai cerignolani la necessità di espellere Bonito dal partito e la nuova candidatura, in sua vece, del Sindaco di Foggia Giuseppe Imperiale, che fu eletto deputato alla Costituente. Durante le visite di Di Vittorio nella nostra provincia io ero l'accompagnatore ufficiale, in quanto Segretario della C.d.L. di Foggia. La C.d.L. di Foggia aveva un ruolo molto importante nel Mezzogiorno pagato caramente: le carceri erano piene di lavoratori e dirigenti per l'impegno nelle lotte (contro Scelba, contro gli agrari, per le terre ecc.). Quando Di Vittorio era a Foggia io dovevo lasciare per uno o due giorni l'attività e accompagnarlo nei comizi. Preferiva soggiornare con la moglie a Cerignola presso Valentino, che fu Segretario della C.d.L. nel '22, sicché io lo accompagnavo lì per raggiungerlo il mattino successivo. Di Vittorio è stato una figura impareggiabile per popolarità e non soltanto nella sua terra. Quando si aveva notizia della sua presenza, nella strada dove si affacciava la casa di Valentino, si raccoglievano, si sedevano sul marciapiede, centinaia di persone che facevano la fila per parlargli delle proprie condizioni e lui pazientemente ascoltava. Era questo uno dei motivi per cui rifiutava di soggiornare a Foggia. Solo una o due volte sono riuscito a convincerlo, per consentirgli di riposare maggiormente, a fermarsi presso l'Albergo Sarti a Foggia. Era molto legato alla sua terra, ai prodotti della sua terra. Quando andavamo al ristorante cercava le “cicorielle”, i “lampascioni”, l'olio… Era molto legato non solo alla provincia di Foggia ma a tutta la Puglia, e la sua popolarità era universale in tutto il Paese. [...] Di Vittorio nei comizi trascinava, aveva un'oratoria tutta particolare, era un tribuno vero. Io ricordo, a Cerignola, quando parlò della sua infanzia, della sua giovinezza, un volta disse: «Quando comprai la bicicletta promisi al venditore, di cui non ricordo il nome, di pagargliela a rate; vorrei saldare questo mio debito, ma non ricordo il nome…», con episodi di questo genere la gente andava in delirio. [...] Durante i fatti di Ungheria commentò che non si era mai visto che il Socialismo fosse costruito con tragedie simili, contro i lavoratori. Le conseguenze di quella posizione si ebbero all'VIII Congresso del partito che fu fatto alcuni mesi dopo. Molti delegati non lo votarono cancellando persino il suo nome dalla lista dei candidati. Lo vidi piangere. [...] La vita di Segretario della Camera del Lavoro allora era molto difficile, mancavano anche le risorse economiche. Ho fatto anche attività sindacale a livello nazionale come fondatore del Sindacato Nazionale dei Lavoratori del Traffico. [...] Affrontai per questo Sindacato una controversia con la Federazione dei Consorzi agrari, vincemmo ed incassammo parecchio denaro. Incassarono i lavoratori, riuniti in cooperative, carovane, ed una parte il Sindacato. Fu allora che mi proposero la sua direzione in alternativa alla direzione della C.d.L. di Foggia. Io ero contrario, Di Vittorio era contrario ma alla fine raggiungemmo un accordo: io sarei andato a Roma quattro giorni al mese ed avrei avuto il viaggio pagato e per trasferta il corrispettivo dello stipendio che avrei percepito alla C.d.L. di Foggia. Il tutto durò un paio di anni, cioè fino alla mia elezione a Deputato. Ottenemmo anche un'automobile per la C.d.L. di Foggia. La federazione comunista non aveva niente, mentre noi avevamo l'automobile che ci era stata regalata da quel Sindacato per gratitudine nei miei confronti e per omaggio a Di Vittorio. Sono stato Segretario della C.d.L. dal '50 al '57, Deputato dal '53. Erano momenti molto duri, difficili. Allora il Segretario della C.d.L. era conosciuto da tutta la provincia ed aveva una grande popolarità. [...] Nella provincia di Foggia il massimo dirigente sindacale aveva la stessa popolarità dei personaggi politici. Per il I° maggio oltre ad annunciare il comizio di Foggia e di altri grandi comuni come Cerignola, San Severo, si sceglieva tra i medi e piccoli comuni quello che aveva raggiunto il miglior risultato e ciò generava una grande aspettativa: avere Michele Magno a tenere il comizio. Era tutta un'altra realtà. Le comunicazioni tra la C.d.L. e le sedi periferiche avvenivano tramite telegrammi, circolari e viaggi. Nel '48, quando io fui candidato, partivo il lunedì, o in un altro giorno della settimana, con la borsa, un po' di biancheria, per ritornare dopo una settimana: andavo, per esempio, a Vieste, di lì partivo il giorno dopo per Peschici ed il giorno dopo per Rodi, tenevo comizi di sera e dopo una settimana tornavo a casa. Nel '48 feci 47 comizi. C'erano credo 14 telefoni pubblici in tutta la provincia ed anche nei Comuni con i migliori collegamenti telefonici come San Severo, Cerignola, Manfredonia, il sabato chiudevano a metà giornata e la notte non funzionavano. Nelle case il telefono era raro. Si viveva in una realtà completamente diversa!
* Estratto dal testo di una conversazione tra Michele Magno, il segretario generale della Cgil di Foggia, Nicola Affatato, Vitantonio Pasqualicchio (dirigente Inca Cgil) e Matteo Carella (nipote di Magno e attivista Cgil) nel dicembre del 2002, in preparazione delle celebrazioni del centenario della Cgil di Capitanata. torna all'indice della sezione dedicata a Di Vittorio |
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Durante i fatti di Ungheria |
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