Il Grecale

Le "Edizioni SudEst" pubblicano inedito di Rousseau

Si tratta de ’Il discorso sulle ricchezze’, tradotto da Domenico di Iasio, che è anche l’autore di un’interessante introduzione

27 settembre 2007

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La Gazzetta del Mezzogiorno

Versi da Sud

L’AMORE SECONDO MASTROLUCA

di Pasquale Tempesta

4 giugno 2007

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Il Grecale

Marco Pizzolo, il ’compare del popolo’!

di Luca Preziusi

23 febbraio 2007

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Il Meridiano

La nascita della Cgil, le lotte dei braccianti di Cerignola, la resistenza al nazifascismo. Il pronipote Enzo ha curato lo storico materiale

Marco Pizzolo, il compare del popolo

Esce il libro sulle memorie scritte dal sindacalista nelle carceri

di Emiliano Moccia

23 febbraio 2007

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Quotidiano di Foggia

Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario

21 febbraio 2007

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Cultime

Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario

20 febbraio 2007

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Luceraweb

In un libro le memorie di un sindacalista

20 febbraio 2007 

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Il Grecale

Le memorie di un sindacalista ora sono un libro

19 febbraio 2007

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Radioerre.it

Le memorie di un sindacalista ora sono un libro

19 febbraio 2007

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Sudest

Spopoli, questa notte che s'approssima al mattino

di Gaetano Cristino

Dicembre 2006

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Foggia & Foggia

La storia del Pci dauno in un libro

Presentata l´opera di Mario Patruno. Dal dopoguerra sino a metà degli anni Sessanta, una ricostruzione delle vicende del piú grande partito della sinistra

di Paolo La Rotonda

1 dicembre 2006

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La Gazzetta del Mezzogiorno

STORIA. Presentazione di un testo di Mario Pio Patruno

Il comunismo in Capitanata

di Cosimo Damiano Damato

22 novembre 2006

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Teleblu.it

Gennaro Migliore (PRC) a Foggia

22 novembre 2006

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La Gazzetta del Mezzogiorno

SAN FERDINANDO Presentato il libro di Mario Pio Patruno «Storia del Pci di Capitanata 1944-1964)».

Venti anni di lotte operaie

Nuovi schiavi: obiettivi e speranze con la nuova legge regionale

Pagine nate anche lontano dalle nostalgie del passato e vicine a temi più che mai attuali

di Cosimo Damiano Damato

25 ottobre 2006

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La Gazzetta del Mezzogiorno

San Ferdinando

Giordano presenta la storia del Pci

di Cosimo Damiano Damato

15 ottobre 2006

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La Gazzetta del Mezzogiorno

San Ferdinando/Docente di liceo con passione politica

«Comunismo in Capitanata»

la storia nel libro di un prof

di Cosimo Damiano Damato

9 ottobre 2006

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Il Grecale

Mario Pio Patruno

Storia del PCI di Capitanata (1944-1964)

Alla Festa dell’Unità presentata l’opera di Mario Pio Patruno

di Marilia Castelli

19 settembre 2006

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Teleblu.it

Patruno, presentazione libro a San Nicandro e San Giovanni Rotondo

23 agosto 2006

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foggiaweb.it/teresarauzino

Mario Pio Patruno Storia del P.C.I.  di Capitanata (1944-1964)

23 agosto 2006

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Il Grecale

Mario P.Patruno racconta la storia del PCI in Capitanata

19 agosto 2006

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La Gazzetta del Mezzogiorno

Sudest quaderni, mensile

di Pasquale Tempesta

22 maggio 2006

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Manfredonia.net

27 gennaio 1945- 2006 La Memoria... dimenticata

Neppure una targa ricorda gli internati slavi ed i 16 ebrei che, partiti dal campo di concentramento di Manfredonia, morirono poi nei campi della Shoah.

27 gennaio 2006

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foggiaweb.it/cavallistalloni

Sudest all’apertura della Fiera di Foggia

Il Sindaco di Foggia sottoscrive la Petizione-popolare pro-IRIIP (Deposito cavalli stalloni)

3 ottobre 2005

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stupormundi.it

Federico II di Svevia e il cavallo ghibellino Il Murgese, una storia italiana Il dramma dell’ultima razza cavallina italiana sopravvissuta ad un’autentica ecatombe

di Mauro Aurigi

ottobre 2005

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foggiaweb.it/cavallistalloni

IL MURGESE, una storia italiana Il dramma dell’ultima razza cavallina italiana sopravvissuta ad un’autentica ecatombe

21 luglio 2005

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La Gazzetta del Mezzogiorno

Il ricordo dell’ex soprintendente P.G.Guzzo

Nel laboratorio apulo con tenacia

18 maggio 2005

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La Gazzetta del Mezzogiorno

SUDEST

Un dossier dedicato alla Mazzei

16 maggio 2005

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Il frizzo.it

In uscita “SUDEST” di maggio. Il dossier dedicato a Marina Mazzei

Due studi sui flussi elettorali delle elezioni regionali. Una rievocazione di Nicola Ugo Stame, il tenore partigiano

13 maggio 2005

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foggiaweb.it/teresarauzino

Teresa Maria Rauzino

SLAVI ED EBREI NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI MANFREDONIA

marzo 2005

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Reportonline

Quegli Ebrei partiti ... da casa nostra

di terryrauzino

Neppure una targa ricorda gli internati slavi ed i 16 ebrei che, partiti dal campo di concentramento di Manfredonia, morirono poi nei campi della Shoah

Marzo 2005

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Mondimedievali.net

Giovanni Rinaldi, “Redenzione” di Emanuele Gualano

Un dramma popolare tra rito arcaico e teatro politico

Febbraio 2005

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Mondimedievali.net

Giovanni Rinaldi, Il canzoniere di Giuseppe Di Vittorio

Novembre 2004

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SOLOggi

NASCE IL MENSILE “SUDEST QUADERNI”

15 ottobre 2004

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Capitanata.it

ESCE IN EDICOLA LA RIVISTA MENSILE ‘SUDEST QUADERNI’

Nel numero zero l'intervista al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani

13 ottobre 2004

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agenews.it

FOGGIA: NASCE IL MENSILE "SUDEST QUADERNI"

12 ottobre 2004

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Il Vademecum

NUOVE RIVISTE

Politica, economia e cultura di Capitanata viste da ‘Sudest’

Ottobre 2006

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Le "Edizioni SudEst" pubblicano inedito di Rousseau

Si tratta de ’Il discorso sulle ricchezze’, tradotto da Domenico di Iasio, che è anche l’autore di un’interessante introduzione

27/09/2007

Nella collana “I Volumetti” delle Edizioni Sudest, casa editrice sipontina, è stato pubblicato un testo, inedito per l’Italia, del grande filosofo francese Jean Jacques Rousseau. Si tratta de “Il discorso sulle ricchezze”, una vera chicca per studiosi e appassionati, e per semplici lettori. L’agile testo è stato curato e tradotto da Domenico di Iasio, che è anche l’autore di un’interessante introduzione che spiega e contestualizza l’opera rousseauiana. Tema centrale dello scritto è la ricerca della felicità, un tema tipico dell’illuminismo francese che, in questo Discorso, viene applicato alla categoria di ricchezza. Si chiede, Rousseau, se e come la ricchezza produce felicità. Immagina Rousseau di scrivere una lettera a Crisofilo, personaggio fittizio che simboleggia la ricchezza. A differenza, però, di tutti gli altri uomini ricchi, Crisofilo vuole arricchirsi non per trattenere la ricchezza presso di sé e godersela fino in fondo, bensì per elargire beneficenze ed attingere per questa via la felicità. «Chercher le bonheur», ricercare la felicità, avrebbe dunque il senso di ricercare una ricchezza da utilizzare per consentire ai poveri di uscire dall’indigenza e dal relativo stato di disperazione. Sarebbe, dunque, il piacere dell’altruismo, non l’egoismo, la molla propulsiva che spinge Crisofilo ad attingere ricchezze e, contestualmente, felicità. Il Discorso sulle ricchezze non ha una struttura teoretica complessa, al contrario è semplice, lineare, ma radicale e risulta attuale perché induce oggi a riflettere sullo stesso fenomeno, sul divario cioè tra ricchezza e povertà che, nell’era della globalizzazione, si fa sempre più pressante ed emerge sempre più come questione storica di fondo, sia al Nord, all’interno stesso dell’opulenza, che al sud del mondo, nel campo dell’indigenza. (Il Grecale - Red/Fg05)

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Versi da Sud

L’AMORE SECONDO MASTROLUCA

Le sublimi emozioni dell’amore. Che non è soltanto eros. Anche se toccano il diapason nella piena esaltazione dei sensi. Non è facile svelarle quando il peso degli anni le avvolge nella nebbia dei ricordi. Franco Mastroluca ha superato infatti «molte titubanze» prima di raccontare le sue emozioni giovanili, raccogliendole in un volumetto dall’accattivante titolo «Spopoli, questa notte che s’approssima al mattino» per la Collana di poesia delle Edizioni SudEst (pagg. 62, euro 4.00) che spazia in oltre un ventennio di ispirazione lirica. Un tempo piuttosto lungo e lontano, che non intacca peraltro l’omogeneità e l’«essenza comune» del tema, l’amore appunto, pur nell’inevitabile diversità di «ritmo e di stile» dei quarantasette componimenti poetici dell’autore, alcuni lapidari - come in «A te» - ampiamente incentrati sulla figura della persona amata. Ed è forse nei versi di questo canto alla sua donna che il poeta svela alcune delle sensazioni più belle dell’esse -re in due: «A te – scrive rivolgendosi a lei - che hai vissuto/ le sfumature tutte/ dell’insicurezza audace/ della sconfitta vittoriosa/ a te che hai scoperto/ una dolcezza ignota/ carica di vitali pegni/ e di impegni adesso assenti… ». Momenti da cogliere e da conservare come tesori preziosi, perché tutto può consumarsi in un giorno, in un attimo; e che pertanto rimangono parte integrante e irripetibili della propria vita.

Pasquale Tempesta

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Marco Pizzolo, il ’compare del popolo’!

di Luca Preziusi

23/02/2007

“La durezza della condizione di bracciante agricolo, segnò da subito la vita di mio padre…”. Il ‘Compare del popolo’, cioè Mario Pizzolo, sindacalista rivoluzionario cerignolano, nato al tramontare dell’ ottocento, inizia i suoi diari parlando di suo padre e delle dure condizioni in cui fu costretto a lavorare nei campi, già all’età di 12 anni. Attraverso le generazioni, a scrivere poi di Marco Pizzolo, è Enzo Pizzolo (già autore di un altro libro:Lo Stato nell’era di Internet),suo pronipote, e noto giornalista foggiano, che ha raccolto le memorie scritte dal bisnonno su dei piccoli quaderni, durante il periodo di incarcerazione tra Benevento e Lucera, nel ‘Il compare del popolo.Memorie di un sindacalista rivoluzionario’. “Questi quaderni dal carcere - dice Pizzolo - sono passati di generazione in generazione, li ha avuti prima mio nonno, poi mio padre, fin quando esperti del settore non mi hanno fatto notare il rilievo storico che avevano queste memorie, consigliandomi di raccoglierle. Da allora ho iniziato a lavorarci, studiare, e ad occuparmi della stesura”. Mario Pizzolo, è considerato uno dei padri del sindacato in Capitanata e della Cgil. Ha lavorato fianco a fianco con Giuseppe Di Vittorio, il noto sindacalista compaesano di Pizzolo, grazie al quale arrivò anche ad occupare incarichi di grande responsabilità a Roma. “Il mio bisnonno e Di Vittorio, facevano parte di un nucleo sindacale, che fu il primo di tutta la provincia – spiega Enzo Pizzolo – poi tra questa attività sindacale e il lavoro sui campi, il loro legame divenne sempre più stretto”. Insieme alle pagine che riempiono il libro, scorrono gli anni delle lotte bracciantili, della nascita delle nuove civiltà democratiche, la costituzione della Cgil, la resistenza alla dittatura nazifascista, e gli anni del carcere tra Benevento e Lucera, dove Pizzolo finì perché accusato di aver premeditato il soqquadro di Palazzo Cirillo a Cerignola. “La questione in realtà è ancora aperta - chiarisce il curatore - perché lui fu accusato di aver pianificato la devastazione, mentre la versione sua e dei suoi compagni, è quella di aver perso di mano le manifestazioni e gli scioperi, che in quel ciclo storico avvenivano in tutta Italia, ed anche a Cerignola, per la grave situazione socio-economica. E’ rimasto in carcere fino al 1952, quando fu liberato dopo l’appello tenutosi a Bari”. L’impegno di Pizzolo per la causa dei lavoratori e durante la resistenza antifascista, è stato costante e proporzionato agli anni di carcere che ha poi patito, per quelle battaglie che all’epoca costavano confini, povertà e persecuzioni fasciste. “Al di là di tutte le ideologie politiche, quello che mi ha colpito di Marco Pizzolo durante le mie ricerche, è il senso dell’onestà, e dell’abnegazione totale col quale si è dedicato alla causa dei lavoratori. Anche oggi ci sono sindacalisti molto competenti, anche nel sud e a Foggia, Affatato e Colecchia sono due sindacalisti preparatissimi per esempio, però un conto è ragionare considerando che la politica preveda stipendi, indennità, un conto è ragionare col carcere, la miseria, essendo consapevoli di lavorare gratuitamente e solo rincorrendo un’ideale. Tutto questo – conclude Pizzolo – a lui veniva riconosciuto ovunque andasse, e perciò veniva chiamato ‘compare’, da cui il titolo, un’espressione che attestava la stima ed un legame che andava anche al di là dell’amicizia”. Questi i racconti di Marco Pizzolo, e curati dal pronipote Enzo…“…estremi episodi di una vita vissuta dalla cella n.2 delle carceri giudiziarie di Lucera…”.

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La nascita della Cgil, le lotte dei braccianti di Cerignola, la resistenza al nazifascismo. Il pronipote Enzo ha curato lo storico materiale

Marco Pizzolo, il compare del popolo

Esce il libro sulle memorie scritte dal sindacalista nelle carceri

Dalle prigioni di Benevento e Lucera Marco Pizzolo racconta le sue memorie. Trascrive a manosu una decina di piccoli quaderni importanti eventi personali e storici

23 febbraio 2007

Foggia | Memorie scritte dalle carceri per raccontare eventi storici, lotte sindacali, resistenze al nazifascismo, idee in cui credere e per le quali sacrificare la propria vita. “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario” racconta una parte importante della vita di Marco Pizzolo, il bracciante nato a Cerignola nel 1896, grande amico di Giuseppe Di Vittorio e con il quale ha contribuito alla nascita della Cgil e all’emancipazione dei lavoratori. A curare i preziosi documenti che “Marcuccio”, così come lo chiamavano affettuosamente i suoi amici, ha steso durante il periodo di detenzione nelle carceri di Benevento e Lucera, è stato il pronipote Enzo Pizzolo che ha pensato di portare alla luce le memorie «scritte per tramandare alle nuove generazioni il senso di un impegno continuo e sistematico alla causa dei lavoratori, le lotte e le conquiste ottenute pagando prezzi altissimi». D’altronde, è proprio per la purezza e la lealtà verso i suoi ideali che Marco ha trascorso quasi venti anni di carcere: dalla condanna per la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola al confino sulle Isole Tremiti a causa della sua opposizione al fascismo. E proprio nei penitenziari di Lucera e Benevento il bracciante- sindacalista appunta le sue memorie. «I quaderni custoditi dalla mia famiglia – spiega Enzo, il curatore del libro – sono divisi in due parti: la prima, narra delle vicende che segnarono la sua vita dalla nascita alla scarcerazione dal carcere di Lucera nel 1952; la seconda, è un resoconto accurato del tempo che il mio bisnonno ha trascorso in prigione». Nelle 105 pagine de “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, pubblicato dalle edizioni SudEst, il lettore potrà immergersi in numerosi episodi che mettono a fuoco e ripercorrono il cammino delle prime lotte sindacali, della costituzione delle Leghe, della costituzione della Cgil, della resistenza al nazifascismo. E il titolo del volume trae sputo dalla stima, dal rispetto che gli abitanti di Cerignola avevano nei suoi confronti al punto tale che aveva mille “compari”, il termine con il quale si indicava un livello superiore di amicizia. All’interno delle carceri, quindi, Marco Pizzolo trascorse il proprio tempo trascrivendo a mano una decina di piccoli quaderni. Tra i temi affrontati con particolare intensità, rientra la descrizione del processo per i fatti di Palazzo Cirillo del 1947. «L’eccidio di Portella della Ginestra, l’uccisione dei dirigenti sindacali siciliani, l’esplosione di una bomba a Milano, le difficoltà economiche e sociali, la miseria dei lavoratori di Cerignola, - dice Enzo - danno il quadro di una situazione divenuta ingovernabile». Tanto ingovernabile che ne nacque una manifestazione spontanea che sfociò in scioperi e devastazioni di sedi istituzionali, tra cui Palazzo Cirillo. E Pizzolo «pagò più di altri queste azioni perché era a capo dei braccianti». La Corte d’Assise di Lucera, nel 1949, ritenne Marco Pizzolo ed una decina di manifestanti colpevoli di resistenza a pubblici ufficiali, devastazione e saccheggio continuato. In realtà, la protesta finita in violenza non era il frutto di un piano congegnato, ma era spinta da una situazione di esasperazione vissuta dal popolo di Cerignola. Insomma, a distanza di tanti anni da quando le memorie presero corpo, il messaggio custodito nelle pagine del libro va letto anche in chiave attuale e al di fuori della politica, perché l’immagine che affascina maggiormente è quella di uomo «onesto, leale, di un’integrità assoluta che ha sacrificato la sua vita per la causa dei lavoratori» conclude Enzo, che nella stesura del manoscritto ha dovuto effettuare una “ripulitura” linguistica e di verifica degli eventi storici. Infine, l’autore ringrazia Franco Mastroluca che ha contribuito alla pubblicazione de “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, che traccia un affresco vitale della Capitanata dalla fine dell’ottocento ai primi anni cinquanta del novecento

Emiliano Moccia

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Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario

21 febbraio 2007

FOGGIA - E' disponibile in tutte le principali librerie di Foggia e provincia il libro "Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario", a cura di Enzo Pizzolo (edizioni Sudest, prezzo di copertina: 10 euro).

Il libro tratto dai diari di Marco Pizzolo, nato a Cerignola il 26 febbraio 1896, è incentrato sulle memorie e sulla partecipazione di Marco Pizzolo alla costruzione del sindaco in Puglia e sulla sua partecipazione ad una serie di eventi che hanno segnato la storia della Puglia e della Capitanata dalla fine dell'Ottocento ai primi anni Cinquanta del Novecento.

Dalle prime lotte bracciantili, alla nascita delle Leghe, alla costituzione della Cgil, alla resistenza alla dittatura nazifascista, il racconto di Marco Pizzolo offre un contributo e una testimonianza in "primo piano" ad eventi e fatti di notevole portata storica. I diari furono scritti dalle carceri di Lucera e Benevento dove Marco Pizzolo fu detenuto in seguito alla condanna per i fatti che determinarono la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola.

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Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario

In libreria il volume tratto dai diari di Marco Pizzolo

20 febbraio 2007

Dalle prime lotte bracciantili alla nascita delle Leghe, dalla costituzione della Cgil alla resistenza alla dittatura nazifascita. Testimonianze di notevole portata storica racchiuse nei diari redatti da Marco Pizzolo, nato a Cerignola il 26 febbraio del 1896, scritti che parlano della sua partecipazione alla costruzione del sindaco in Puglia e ad una serie di eventi che hanno segnato la storia della Puglia e della Capitanata, dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Cinquanta del Novecento. Ed è proprio dagli scritti di Pizzolo che è tratto il volume dal titolo “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, curato da Enzo Pizzolo per le Edizioni "Sudest" (Prezzo di copertina: 10,00 Euro). I diari furono scritti dalle carceri di Lucera e Benevento dove Pizzolo fu detenuto in seguito alla condanna per i fatti che determinarono la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola. Il volume è disponibile in tutte le principali librerie di Foggia e provincia. CLICCA QUI per l’elenco completo delle librerie presso le quali è possibile acquistare il volume.

Breve scheda dell’opera
Dalle carceri di Benevento e Lucera Marco Pizzolo scrive le sue memorie. Trascrive a mano su una decina di piccoli quaderni eventi personali e storici che abbracciano oltre mezzo secolo, dalla sua nascita (26 febbraio 1896) fino al momento della definitiva scarcerazione dal carcere di Lucera il 6 marzo 1952.
Il racconto si snoda in una serie di dati e di eventi che lo videro tra i protagonisti della costruzione della Cgil in Capitanata, assieme all’amico fraterno Giuseppe Di Vittorio, delle lotte per l’emancipazione dei lavoratori, della resistenza alla dittatura nazifascista, della costruzione della nuova civiltà democratica dopo la fine della seconda Guerra mondiale.
E tocca punte di notevole intensità nella descrizione del processo per i fatti di Palazzo Cirillo del 1947. Sul finire del 1947, infatti, una congiuntura tra fatti nazionali ed eventi locali determinò gli avvenimenti in questione.

L’eccidio di Portella della Ginestra, l’uccisione dei dirigenti sindacali siciliani, l’esplosione di una bomba a Milano, le difficoltà economiche e sociali, la miseria dei lavoratori di Cerignola, danno il quadro di una situazione divenuta esplosiva. Ne nacque una manifestazione spontanea che sfociò prima in uno sciopero e poi – come racconta la Gazzetta del Mezzogiorno – “nella devastazione delle sedi sezionali della D.C., della Democrazia del Lavoro, della Fuci, dell’Upsea, dell’Ufficio del Lavoro, ed il palazzo Cirillo (che secondo i proprietari, subì un danno di 100 milioni).
Fu istruito procedimento penale, per vari reati, contro 114 dimostranti che – secondo l’accusa - avevano partecipato agli atti di violenza. Ne furono rinviati 37 alla Corte d’Assise di Lucera, la quale, con sentenza del 16 settembre 1949, ritenne Marco Pizzolo, Alfredo Di Molfetta, Francesco Prezioso, Donato Prezioso, Francesco Alboretti, Giuseppe Farrusi, Salvatore Lamanna, Raffaele Zambo, Ignazio Fucci, Giuseppe Rutigliano e Luigi Petruzzi, tutti di Cerignola, colpevoli di resistenza a pubblici ufficiali, devastazione e saccheggio continuato".

In seguito a quegli eventi, la corte d’Assise di Lucera, il 16 settembre 1949, condannò Marco Pizzolo  a 8 anni di reclusione (di cui condonati 2 anni e 8 mesi) per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio continuato. Come dimostra il resoconto della Gazzetta del Mezzogiorno del 17 settembre 1949 (titolo: “I saccheggiatori di Cerignola”) il processo si svolge in un clima avvelenato dai fatti locali e nazionali e dalla divisione del mondo uscito dalla Seconda guerra mondiale in due blocchi e due ideologie contrapposte.
Nelle tesi dell’accusa, i fatti del 1947 erano da considerare come atti di delinquenza, una vera e propria rivolta contro l’ordine democratico costituito. Insomma, secondo l’accusa, quegli eventi nulla avevano a che vedere con la povertà, la disoccupazione e la normale dialettica tra datori di lavoro e braccianti. Nonostante l’intervento difensivo dell’onorevole Gullo, Pizzolo e gli altri dieci imputati furono condannati”.
Pizzolo e i dirigenti dell’epoca tentarono invano di dimostrare che non c’era nulla di preordinato. Le devastazioni non erano il frutto di un piano congegnato ma il risultato dell’esasperazione del popolo di Cerignola.
I quaderni di Marco Pizzolo, terminano proprio con il resoconto dettagliato della sentenza di Lucera. Marcuccio chiude così il racconto dalla Cella numero 2 delle Carceri Giudiziarie di Lucera, il 5 novembre 1951, spiegando che sta per esaurirsi la carta ed è in attesa del secondo grado di giudizio che si svolgerà a Bari il 6 marzo 1952.
 
La condanna nei confronti di Pizzolo fu ridotta a 6 anni di detenzione. Marcuccio fu scarcerato quella sera stessa. La cifra del suo impegno è in un’onestà politica, intellettuale e morale che per la causa dei lavoratori lo vedranno patire con il carcere, il confino alle Isole Tremiti e Favignana nel periodo fascista, l’ingiusta detenzione a Benevento e Lucera in seguito ai fatti di Palazzo Cirillo nel 1947.
Qualche mese dopo l’uscita dal carcere di Lucera, l’amico Giuseppe Di Vittorio lo chiama accanto a sé, a Roma, prima con un incarico di responsabilità nell’ambito della Cgil nazionale, poi nella mansione di responsabile di “Villa Cicerone”, sede della scuola di formazione della Cgil. Marco Pizzolo muore circondato dai suoi cari a Cerignola il 13 dicembre 1963.
Le sue memorie, scritte per tramandare alle nuove generazioni il senso di un impegno continuo e sistematico alla causa dei lavoratori, le lotte e le conquiste ottenute pagando prezzi altissimi, sono rimaste patrimonio della sua famiglia fino ad oggi.

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In un libro le memorie di un sindacalista

20 febbraio 2007 

E’ disponibile in tutte le principali librerie di Foggia e provincia il libro “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, a cura di Enzo Pizzolo. Il libro, tratto dai diari di Marco Pizzolo, nato a Cerignola nel 1896, è incentrato sulle memorie e sulla partecipazione di Marco Pizzolo alla costruzione del sindaco in Puglia e sulla sua partecipazione ad una serie di eventi che hanno segnato la storia della Puglia e della Capitanata dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Cinquanta del Novecento.
Dalle prime lotte bracciantili, alla nascita delle Leghe, alla costituzione della Cgil, alla resistenza alla dittatura nazifascita, il racconto di Marco Pizzolo offre un contributo e una testimonianza in “primo piano” ad eventi e fatti di notevole portata storica. I diari furono scritti dalle carceri di Lucera e Benevento dove Marco Pizzolo fu detenuto in seguito alla condanna per i fatti che determinarono la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola.

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In libreria il volume “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”

20 febbraio 2007

È disponibile in tutte le principali librerie di Foggia e provincia il libro “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, a cura di Enzo Pizzolo (edizioni Sudest, prezzo di copertina: 10 euro).

Il libro tratto dai diari di Marco Pizzolo, nato a Cerignola il 26 febbraio 1896, è incentrato sulle memorie e sulla partecipazione di Marco Pizzolo alla costruzione del sindaco in Puglia e sulla sua partecipazione ad una serie di eventi che hanno segnato la storia della Puglia e della Capitanata dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Cinquanta del Novecento.

Dalle prime lotte bracciantili, alla nascita delle Leghe, alla costituzione della Cgil, alla resistenza alla dittatura nazifascita, il racconto di Marco Pizzolo offre un contributo e una testimonianza in “primo piano” ad eventi e fatti di notevole portata storica. I diari furono scritti dalle carceri di Lucera e Benevento dove Marco Pizzolo fu detenuto in seguito alla condanna per i fatti che determinarono la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola. Per l’elenco completo delle librerie presso le quali è possibile acquistare il volume ci si può connettere all’indirizzo web (http://www.sudest.info/elenco_edicole_e_librerie.htm).

Di seguito una breve scheda dell’opera

Dalle carceri di Benevento e Lucera Marco Pizzolo scrive le sue memorie. Trascrive a mano su una decina di piccoli quaderni eventi personali e storici che abbracciano oltre mezzo secolo, dalla sua nascita (26 febbraio 1896) fino al momento della definitiva scarcerazione dal carcere di Lucera il 6 marzo 1952. Il racconto si snoda in una serie di dati e di eventi che lo videro tra i protagonisti della costruzione della Cgil in Capitanata, assieme all’amico fraterno Giuseppe Di Vittorio, delle lotte per l’emancipazione dei lavoratori, della resistenza alla dittatura nazifascista, della costruzione della nuova civiltà democratica dopo la fine della seconda Guerra mondiale. E tocca punte di notevole intensità nella descrizione del processo per i fatti di Palazzo Cirillo del 1947. Sul finire del 1947, infatti, una congiuntura tra fatti nazionali ed eventi locali determinò gli avvenimenti in questione. L’eccidio di Portella della Ginestra, l’uccisione dei dirigenti sindacali siciliani, l’esplosione di una bomba a Milano, le difficoltà economiche e sociali, la miseria dei lavoratori di Cerignola, danno il quadro di una situazione divenuta esplosiva. Ne nacque una manifestazione spontanea che sfociò prima in uno sciopero e poi – come racconta la Gazzetta del Mezzogiorno – “nella devastazione delle sedi sezionali della D.C., della Democrazia del Lavoro, della Fuci, dell’Upsea, dell’Ufficio del Lavoro, ed il palazzo Cirillo (che secondo i proprietari, subì un danno di 100 milioni). Fu istruito procedimento penale, per vari reati, contro 114 dimostranti che – secondo l’accusa - avevano partecipato agli atti di violenza. Ne furono rinviati 37 alla Corte d’Assise di Lucera, la quale, con sentenza del 16 settembre 1949, ritenne Marco Pizzolo, Alfredo Di Molfetta, Francesco Prezioso, Donato Prezioso, Francesco Alboretti, Giuseppe Farrusi, Salvatore Lamanna, Raffaele Zambo, Ignazio Fucci, Giuseppe Rutigliano e Luigi Petruzzi, tutti di Cerignola, colpevoli di resistenza a pubblici ufficiali, devastazione e saccheggio continuato". In seguito a quegli eventi, la corte d’Assise di Lucera, il 16 settembre 1949, condannò Marco Pizzolo a 8 anni di reclusione (di cui condonati 2 anni e 8 mesi) per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio continuato. Come dimostra il resoconto della Gazzetta del Mezzogiorno del 17 settembre 1949 (titolo: “I saccheggiatori di Cerignola”) il processo si svolge in un clima avvelenato dai fatti locali e nazionali e dalla divisione del mondo uscito dalla Seconda guerra mondiale in due blocchi e due ideologie contrapposte. Nelle tesi dell’accusa, i fatti del 1947 erano da considerare come atti di delinquenza, una vera e propria rivolta contro l’ordine democratico costituito. Insomma, secondo l’accusa, quegli eventi nulla avevano a che vedere con la povertà, la disoccupazione e la normale dialettica tra datori di lavoro e braccianti. Nonostante l’intervento difensivo dell’onorevole Gullo, Pizzolo e gli altri dieci imputati furono condannati”. Pizzolo e i dirigenti dell’epoca tentarono invano di dimostrare che non c’era nulla di preordinato. Le devastazioni non erano il frutto di un piano congegnato ma il risultato dell’esasperazione del popolo di Cerignola.

I quaderni di Marco Pizzolo, terminano proprio con il resoconto dettagliato della sentenza di Lucera. Marcuccio chiude così il racconto dalla Cella numero 2 delle Carceri Giudiziarie di Lucera, il 5 novembre 1951, spiegando che sta per esaurirsi la carta ed è in attesa del secondo grado di giudizio che si svolgerà a Bari il 6 marzo 1952.

La condanna nei confronti di Pizzolo fu ridotta a 6 anni di detenzione. Marcuccio fu scarcerato quella sera stessa.

La cifra del suo impegno è in un’onestà politica, intellettuale e morale che per la causa dei lavoratori lo vedranno patire con il carcere, il confino alle Isole Tremiti e Favignana nel periodo fascista, l’ingiusta detenzione a Benevento e Lucera in seguito ai fatti di Palazzo Cirillo nel 1947.

Qualche mese dopo l’uscita dal carcere di Lucera, l’amico Giuseppe Di Vittorio lo chiama accanto a sé, a Roma, prima con un incarico di responsabilità nell’ambito della Cgil nazionale, poi nella mansione di responsabile di “Villa Cicerone”, sede della scuola di formazione della Cgil. Marco Pizzolo muore circondato dai suoi cari a Cerignola il 13 dicembre 1963.

Le sue memorie, scritte per tramandare alle nuove generazioni il senso di un impegno continuo e sistematico alla causa dei lavoratori, le lotte e le conquiste ottenute pagando prezzi altissimi, sono rimaste patrimonio della sua famiglia fino ad oggi.

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Le memorie di un sindacalista ora sono un libro

In libreria il volume “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”

19 febbraio 2007

Foggia - È disponibile in tutte le principali librerie di Foggia e provincia il libro “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, a cura di Enzo Pizzolo. Il libro, tratto dai diari di Marco Pizzolo, nato a Cerignola nel 1896, è incentrato sulle memorie e sulla partecipazione di Marco Pizzolo alla costruzione del sindacato in Puglia e sulla sua partecipazione ad una serie di eventi che hanno segnato la storia della Puglia e della Capitanata dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Cinquanta del Novecento. Dalle prime lotte bracciantili, alla nascita delle Leghe, alla costituzione della Cgil, alla resistenza alla dittatura nazifascista, il racconto di Marco Pizzolo offre un contributo e una testimonianza in “primo piano” ad eventi e fatti di notevole portata storica. I diari furono scritti dalle carceri di Lucera e Benevento dove Marco Pizzolo fu detenuto in seguito alla condanna per i fatti che determinarono la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola.

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Le memorie di un sindacalista ora sono un libro

19 febbraio 2007

È disponibile in tutte le principali librerie di Foggia e provincia il libro “Il compare del popolo. Memorie di un sindacalista rivoluzionario”, a cura di Enzo Pizzolo. Il libro, tratto dai diari di Marco Pizzolo, nato a Cerignola nel 1896, è incentrato sulle memorie e sulla partecipazione di Marco Pizzolo alla costruzione del sindaco in Puglia e sulla sua partecipazione ad una serie di eventi che hanno segnato la storia della Puglia e della Capitanata dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Cinquanta del Novecento.
Dalle prime lotte bracciantili, alla nascita delle Leghe, alla costituzione della Cgil, alla resistenza alla dittatura nazifascita, il racconto di Marco Pizzolo offre un contributo e una testimonianza in “primo piano” ad eventi e fatti di notevole portata storica. I diari furono scritti dalle carceri di Lucera e Benevento dove Marco Pizzolo fu detenuto in seguito alla condanna per i fatti che determinarono la distruzione di Palazzo Cirillo a Cerignola.

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Spopoli, questa notte che s'approssima al mattino

di Gaetano Cristino

Dicembre 2006

È il titolo di una raccolta di poesie di Franco Mastroluca prefata da Ennio Parrelli (Manfredonia, 2006, Edizioni Sudest, 64 p., € 4,00). È tratto da una poesia, Soubrette, che contiene un po' tutti gli ingredienti della riflessione di Mastroluca, il rimpianto, il disincanto, l'amore, il desiderio, i sogni svaniti al mattino. Il tema dell'amore, delle notti d'amore, delle attese, degli appagamenti, delle insoddisfazioni, dei colloqui d'amore che si rivelano fragili e inconsistenti o del disgelarsi dell'amore e dell'avventurarsi su strade impervie e sconosciute protetto tuttavia dall'ombra del sorriso dell'amata, è il filo conduttore di questi componimenti, scritti nel corso di molti anni, in cui il poeta mette a nudo tutto se stesso, senza infingimenti, svelando sogni e passioni, che sono a un tempo, come scrive Parrelli nella prefazione, creazione e confessione. Anche se scritte in tempi diversi e lontani, esse non si prestano ad alcuna lettura diacronica, e per fortuna l'Autore non le ha datate, ma sintetica, perché possiedono una sostanziale coerenza stilistica e un ritmo moderno e piano, dove il linguaggio concreto, nudo, dei fatti, del disegno delle situazioni e occasioni d'amore, riesce a legarsi alla riflessione, con i guizzi epigrammatici delle chiuse, e alle metafore più raffinate ed emozionanti.

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La storia del Pci dauno in un libro

1 dicembre 2006

Una ricostruzione storica delle vicende del Pci di Capitanata basata, oltre che sulle carte d´archivio, anche su aneddoti e racconti di impegno personali. 'Storia del Pci di Capitanata, 1944-1964´ di Mario Patruno (edizioni Sudest), presentato presso la sala Azzurra della Camera di Commercio, intende dare voce alle classi subalterne che hanno contribuito con le proprie esperienze a rendere piú incisiva dal dopoguerra sino agli anni Sessanta l´azione in provincia di Foggia del piú grande partito della sinistra italiana.

L´autore sottolinea di aver ´basato la ricerca su documenti per non lasciare spazio a interpretazioni libere´ al fine di rendere l´idea della ´progressiva emancipazione delle masse popolari´. Patruno ha riscontrato inoltre un intento ´riduzionista e negazionista´ da gran parte degli editori italiani in relazione alle vicende storiche delle classi subalterne. L´autore si é successivamente chiesto se l´esperienza del Pci possa considerarsi ancora attuale, trovando una risposta affermativa nel caso in cui si prendano in considerazione le motivazioni ideali di ´condivisione del dolore sociale, elaborazione teorica e battaglia per il cambiamento´.
Paolo La Rotonda

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STORIA. Presentazione di un testo di Mario Pio Patruno

Il comunismo in Capitanata

22 novembre 2006

Si terrà venerdì 24 novembre alle 18 presso la Sala Azzurra della Camera di Commercio la presentazione del libro di Mario Pio Patruno «Storia del P.C.I. di Capitanata (1944-1964).

L'incontro é organizzato dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista alla Provincia e prevede la presenza di Gennaro Migliore presidente del gruppo del deputati di Rifondazione; del senatore Angelo Rossi e dell'on. Orazio Montinaro. Presenterà l'iniziativa il consigliere provinciale di Rifondazione Vincenzo Brucoli.

Un libro che vuole raccontare la storia dei lavoratori in controtendenza al revisionismo di certi partiti ma vicino alla cruda realtà che portò le classi subalterne a partecipare attivamente ai processi politici, sociali e culturali degli ultimi cinquant'anni. Riemerge così la storia della Resistenza, anche con alcune oneste riflessioni su alcuni errori del partito, ma da questo viaggio nella memoria emergono momenti che hanno sancito uno strappo con i vecchi retaggi cultuali basti pensare a Ruggiero Grieco e al suo impegno per l'istruzione di massa, o al contratto del 1944 a vantaggio dei mezzadri firmato da Giuseppe Di Vittorio con il suo monito, «smettete di togliervi il cappello di fronte ai padroni». Il libro di Patruno è un documento essenziale per ricostruire la storia di Foggia, ne ripercorre la vita e l'azione dei comunisti di Capitanata, dalla svolta di Salerno e la nascita del partito nuovo» fino alla morte di Togliatti. Patruno è riuscito a raccontare quel lungo sacrificio e lotta per gli ideali grazie ad una minuziosa ed appassionata ricerca storica in cui emergono storie di eroi piccoli e grandi, in una saga di aneddoti inediti carichi di ideali e di umanità. La ricostruzione pulsante e vivida dei fatti storici del comunismo di Capitanata svelati camminano su pavimenti di carte d'archivio, atti ufficiali, una lunga documentazione che diventa fonte anche di ricerca non solo politica ma antropologica per approfondire quello straordinario periodo della nostra provincia denso di valori supremi quali la libertà e la lotta di classe, una indagine politica nella storia dell’impegno civile e morale a tratti anche drammatico della vita degli uomini che realizzarono in Capitanata il partito così vengono fuori uomini come Di Vittorio e Grieco sul cui insegnamento fonda ancora parte della coscienza civile di Capitanata. «Uno spaccato nudo, veritiero - scrive Folena nella prefazione al libro - non reticente di cosa fu la lotta di classe nella capitanata e delle contraddizioni che attraversarono la costituzione di una delle più grandi federazioni comuniste del Mezzogiorno»

Cosimo Damiano Damato

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Gennaro Migliore (PRC) a Foggia

22 novembre 2006

Gennaro Migliore,  Presidente del Gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea alla Camera dei Deputati, sarà a Foggia il 24  novembre 2006,   per presentare il libro di Mario Pio Patruno, “ Storia  del P.C.I. di Capitanata 1944/1964”. L’appuntamento è presso la sala azzurra della Camera di Commercio di Foggia, a partire dalle 17.00. Interverranno l’autore, Mario Pio Patruno , Salvatore Speranza , e gli ex parlamentari Angelo Rossi e Orazio Montinaro

L’on. Gennaro Migliore, successivamente, incontrerà una delegazione di lavoratori di Capitanata.

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SAN FERDINANDO Presentato il libro di Mario Pio Patruno «Storia del Pci di Capitanata 1944-1964)».

Venti anni di lotte operaie

Nuovi schiavi: obiettivi e speranze con la nuova legge regionale

Pagine nate anche lontano dalle nostalgie del passato e vicine a temi più che mai attuali

25 ottobre 2006

«Ho capito cosa fosse lo scontro di classe quando a 16 anni il partito mi mando ad Andria per il rinnovo del contratto dei braccianti, li c’era non solo la battaglia aspra per i diritti ma c’era anche l’idea di comunità».

A parlare è Franco Giordano segretario di Rifondazione Comunista intervenuto l’altra sera a San Ferdinando in occasione della presentazione del libro di Mario Pio Patruno «Storia del Pci di Capitanata 1944-1964)».

Quell’esperienza andriese ha segnato indubbiamente tutta la formazione politica ed umana di Giordano: «ci sentivamo pienamente interni a quella lotta. Alcune immagini del film di Gabriele Salvatores Io non ho paura e quelle di Sergio Rubini ne La terra mi hanno riportato vive e brucianti quelle sensazioni. A sera le luci dei fari degli autocarri, il rumore lontano dei motori mette tutti in allarme. Arrivano. I braccianti avevano con se gli attrezzi dei lavori dei campi. Gli autocarri si avvicinavano. Da uno dei tre mezzi si levo in aria uno sparo. Ero in tumulto. E ho avuto paura. I lavoratori rapidamente alimentano i fuochi. Da lì non si può passare. Gli automezzi fermi. Scendono alcuni uomini e affrontano i braccianti. La discussione si fa dura. Ciascuno espone animatamente le proprie ragioni. Ci sono spintoni, ma quasi per miracolo ci si ferma un attimo prima che la situazione possa degenerare. Vanno via. Tra noi l’eccitazione lascia il posto ad una sorta di innaturale euforia. Ci danno il cambio. E’ sera tardi e nella grande piazza Catuma c’è un’enorme tavolata. Ci accolgono festosamente. Ci si scambia i racconti dei vari picchetti. Il vino denso e nero che macchia il fondo del bicchiere, i formaggi, i tanti brindisi. E’ forse quell’immagine l’ultimo scatto di una comunità semplice che si identificava in quelle lotte e che costruiva un legame indissolubile».

Per il leader comunista oggi la figura prevalente sono gli immigrati, non ci può essere una società senza i diritti, infatti il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, afferma che «ho sentito con forza che la Regione Puglia ha anticipato tutti con il testo di legge contro il lavoro nero, che non è una patologia dello sviluppo, quei pomodori serviranno anche su scala globale, tutto fa parte della catena del capitalismo, serve una vera qualità della vita per gli immigrati, serve la casa, l’assistenza, oggi lo stato impiega il 90% delle risorse su politiche repressive e solo il 10% su forme di integrazione. Dobbiamo produrre la mescolanza e la contaminazione culturale, mi dispiace oggi fare polemica sul governo nazionale, dove non è stata ancora approvata una legge per questo settore, c’è la Confindustria che vuole mantenere inalterati i diritti dei lavoratori. Dobbiamo recuperare la dimensione contadina del tempo, l’idea di eguaglianza e libertà, la nuova società sarà una società contaminata da culture diverse».

Il libro dello storico locale Patruno nasce si colloca lontano dalle nostalgie e vicino a temi più che mai attuali come lo schiavismo nelle terre pugliesi in onore della giustizia sociale. Qui siamo nella terra di Giuseppe Di Vittorio, abbiamo nel dna la tradizione delle battaglie e dei diritti umani.

La presentazione del libro avviene il giorno dopo l’approvazione della legge regionale per il contrasto al lavoro nero ed il giorno prima della manifestazione contro il lavoro nero.

Il libro della storia del Pci in capitanata sembra proprio essere il filo conduttore di questi due giorni emblematici per la nostra regione. Un libro che vuole raccontare la storia dei lavoratori in una controtendenza al revisionismo crociano di certi partiti ma vicino alla cruda realtà che portò le classi subalterne a partecipare attivamente ai processi politici, sociali e culturali degli ultimi cinquant’anni.

Cosimo Damiano Damato

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San Ferdinando

Giordano presenta la storia del Pci

15 ottobre 2006

SAN FERDINANDO - Il segretario nazionale del Prc Franco Giordani sarà in città venerdì 20 ottobre alle ore 18, presso l’auditorium del Centro Culturale Polivalente, in occasione della presentazione ufficiale del libro sulla «storia del Pci di Capitanata 11944-1964)». L’importante iniziativa culturale é organizzata dal gruppo consiliare di Rifondazione comunista-Sinistra europea alla Provincia.

Dopo una breve presentazione delle ragioni dell’iniziativa ad opera del consigliere provinciale Vincenzo Brucoli, ci saranno gli interventi dell’on. Franco Giordano, dell’on. Pietro Folena, presidente della Commissione Istruzione, Università e Ricerca della Camera, di Nicola Fratoianni, segretario regionale del Prc e di Mario Patruno, autore dell’opera, coordinati dal giornalista Vincenzo D’Errico. Il lavoro di ricerca storia sul Pci di Capitanata riveste un’importanza notevole perché offre uno spaccato nudo e veritiero di cosa fu la lotta di classe in quegli anni e presenta anche, in controluce, le vicende di tutti gli altri partiti politici, delle forze sindacali e di quelle sociali. Il rilievo dell’iniziativa é dato anche dal fatto che non si ricorda la presenza sul nostro territorio di un segretario di partito per un avvenimento squisitamente culturale come la presentazione di un libro. Ma Franco Giordano é pugliese e quegli anni li ha ereditati e rivissuti nell’esperienza post-sessantottina: «Ci sono ricordi che riaffiorano all’improvviso, senza controllo. Basta un odore, una scena di un film, una pagina di un libro, una pausa inattesa - ha scritto il leader di Rifondazione in occasione della sua elezione a segretario - io non potrò mai dimenticare l’impatto politico, formativo, cultuale, emotivo che su di me, giovanissimo studente liceale, agli inizi degli anni 70, ebbe l’esperienza del rinnovo contrattuale dei braccianti. Oggi tutto é cambiato. Quell’unificazione culturale non esiste più. Ci sono tante divaricazioni sociali e culturali prodotte dalla globalizzazione capitalistica. Il Sud, la mia terra, non é più il mondo contadino. Bisogna ricostruire un’identità nuova, aperta, che parta con la critica di tutte le identità statiche». Ed il libro di Patruno sicuramente offrirà questi spunti ai giovani per scoprire con la lettura del passato le strategie morali per l’identità del futuro. 

Cosimo Damiano Damato

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San Ferdinando/Docente di liceo con passione politica

«Comunismo in Capitanata»

la storia nel libro di un prof

9 ottobre 2006

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - La storia del comunismo di Capitanata in un saggio di Mario Pio Patruno. che indaga sulla difficile nascita del partito comunista in Capitanata. segnata da un travaglio crudo e faticoso.

Mario Pio Patruno é docente di storia e filosofia al liceo «Aldo Moro» di Margherita di Savoia, ed é riuscito a raccontare quel lungo sacrificio e lotta per gli ideali in "Storia del P.C.I. di Capitanata (1944-1964)".

«Uno spaccato nudo, veritiero. - scrive l’onorevole di Rifondazione comunista Pietro Folena nella prefazione al libro - non reticente di cosa fu la lotta di classe nella capitanata e delle contraddizioni che attraversarono la costituzione di una delle più gran-di federazioni comuniste del Mezzogiorno».

Il lavoro di Patruno é frutto di una minuziosa ed appassionata ricerca storica in cui emergono storie di eroi piccoli e grandi. in una saga di aneddoti inediti carichi di ideali e di umanità. La ricostruzione pulsante e vivida dei fatti storici del comunismo di Capitanata svelati dal professore di San Ferdinando di Puglia con la passione per la storia e la politica camminano su pavimenti di carte d’archivio. atti ufficiali. una lunga documentazione che diventa fonte anche di ricerca non solo politica ma antropologica per approfondire quel-lo straordinario periodo della nostra provincia denso di valori supremi quali la libertà e la lotta di classe. una indagine politica nella storia dell’impegno civile e morale a tratti anche drammatico della vita degli uomini che contribuirono alla nascita e all’affermazione del partito in Capitanata il partito «perché é la gente che fa la storia - ha cantato De Gregori - quando si tratta di scegliere e di andare».

Un particolare rilievo é dato nel libro a uomini come Giuseppe Di Vittorio e Greco, che emergono con le loro stature di giganti e sul cui insegnamento fon-da ancora parte della coscienza civile di Capitanata.

Cosimo Damiano Damato

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Mario Pio Patruno

Storia del PCI di Capitanata (1944-1964)

19 settembre 2006

San Severo - Questa sera all’interno della Festa dell´Unità 2006 di San Severo organizzata dall´unione comunale dei Ds, è stato presentato il libro di Mario Pio Patruno “Storia del PCI dal 44 al 64 in provincia di Foggia”. "Un libro - spiega Patruno - dedicato non solo agli addetti ai lavori o ai militanti nel partito comunista ma a tutti, perchè offre spunti di riflessione tratti da comportamenti popolari e non solo comunisti. E’ un lavoro - spiega l’autore del libro, parlando della sua opera - nato da una mia passione personale, che mi ha condotto ad analizzare documenti inediti provinciali, conservati a Roma nell’istituto Gramsci e documenti definiti ’Mosca’, proprio perchè provenienti da documenti che conservavano a Mosca e donati all’italia da Gorbaciov nell’89, e conservati anch’essi presso l’istituto Gramsci di Roma". Sul perché di quest’opera Patruno è chiaro e deciso: "Voglio cercare nel mio piccolo di valorizzare temi che la storiografia da 15 anni a questa parte sta cercando di cancellare. Non si pensa mai - conclude Patruno - alle innovazioni politiche e sociali apportate dal Partito Comunista Italiano".

Marilia Castelli

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Patruno, presentazione libro a San Nicandro e San Giovanni Rotondo

23 agosto 2006

Sarà presentato domani, alle 18,30, alla festa de l’Unità di San Nicandro Garganico il volume di Mario Pio Patruno Storia del P.C.I.  di Capitanata (1944-1964), edito da Edizioni Sudest. All’incontro parteciperanno con l’autore, il senatore Giuseppe Iannone e il sindaco di San Nicandro Costantino Squeo. Modererà il giornalista Maurizio Tardio.

A San Giovanni Rotondo, sempre in occasione della festa de l’Unità, il libro di Mario Pio Patruno sarà discusso venerdì 25 agosto, alle ore 18. Insieme a Patruno vi saranno il senatore Angelo Rossi, e il sindaco di San Giovanni Rotondo Salvatore Mangiacotti. Coordinerà il giornalista Loris Castriota.

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Mario Pio Patruno Storia del P.C.I.  di Capitanata (1944-1964)

23 agosto 2006

Una descrizione viva, ricca di pulsioni, di umanità, di ideali, di errori piccoli e grandi, di sacrifici, densa di fatti rilevanti o inediti, di episodi decisivi e aneddoti familiari, è il risultato della lunga e minuziosa ricerca storica di Mario Pio Patruno, tutta fedelmente poggiata su centinaia di carte d’archivio.
Nella Storia del P.C.I. di Capitanata (1944-1964), infatti, non ci sono solo atti, dati, notizie – anche se essi sono per la prima volta snocciolati come mai prima, tanto da essere prezioso materiale per ulteriori approfondimenti delle problematiche e del periodo – ma c’è la straordinaria trama di un vissuto politico e sociale collettivo che si riannoda a storie d’impegno personali, con qualche tuffo talvolta anche in quel privato che la “morale collettiva” del Partito condizionava e indagava.
Partendo dalla miseria e dalle macerie della guerra e giungendo fino all’intreccio con gli anni del “miracolo economico”, l’investigazione sui comunisti di Capitanata si snoda attraverso avvenimenti politici e organizzativi, istituzionali e sociali, personali e collettivi, che sono diventati tutt’uno con la storia della provincia di Foggia, e non solo.
Ne viene fuori non solo la storia di un’organizzazione politica o di un gruppo di uomini – da Di Vittorio a Grieco, da Allegato a Conte, da Cannelonga a Magno a Pistillo, ai meno noti ma non meno importanti per le sorti del PCI di Capitanata – bensì la ricostruzione di un contesto storico e, soprattutto, di un legame tra una moltitudine di uomini e donne che con il loro attaccamento, le loro convinzioni, la loro partecipazione hanno contribuito all’emancipazione politica e sociale della loro terra.
Tutto scrutato e descritto da Patruno senza gli occhiali di un’impensabile nostalgia, ma con gli strumenti del ricercatore scrupoloso che offre al lettore ciò che ha raccolto in anni di indagine, inquadrandolo e interpretandolo con acume e rigore.
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Mario P.Patruno racconta la storia del PCI in Capitanata

L’opera è stata pubblicata dalla Edizioni Sudest, nella collana ’Protagonisti e testimoni’

19 agosto 2006

Foggia - Una descrizione viva, ricca di pulsioni, di umanità, di ideali, di episodi decisivi e aneddoti familiari. E’ questo il risultato della lunga e minuziosa ricerca storica di Mario Pio Patruno, tutta fedelmente poggiata su centinaia di carte d’archivio e raccolta nella pubblicazione ’Storia del P.C.I. di Capitanata (1944-1964)’, pubblicata dalla Edizioni Sudest, nella collana ’Protagonisti e testimoni’. Partendo dalla miseria e dalle macerie della guerra e giungendo fino all’intreccio con gli anni del “miracolo economico”, l’investigazione sui comunisti di Capitanata si snoda attraverso avvenimenti politici e organizzativi, istituzionali e sociali, personali e collettivi, che sono diventati tutt’uno con la storia della provincia di Foggia, e non solo. 
Ne viene fuori non solo la storia di un’organizzazione politica o di un gruppo di uomini bensì la ricostruzione di un contesto storico e, soprattutto, di un legame tra una moltitudine di uomini e donne che con il loro attaccamento, le loro convinzioni, la loro partecipazione hanno contribuito all’emancipazione politica e sociale della loro terra. L’opera (240 pagine, 18 euro il prezzo di copertina) è disponibile anche nelle edicole e nelle librerie del capoluogo dauno.

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Sudest quaderni, mensile

di Pasquale Tempesta

22 maggio 2006

Al controverso tema della ipotesi di creare una nuova regione, dal fantasioso nome di Moldaunia, unendo parte della Puglia, in particolare la Daunia al vicino Molise, la rivista diretta da Franco Mastroluca dedica tre articoli firmati da Saverio Russo, Gennaro Amodeo e Massimo Fragassi. Eccone, nell’ordine, i titoli (che hanno un unico «occhiello»: «Moldaunia sì o no?») dai quali si può già dedurre la posizione dei rispettivi autori: «Una nuova regione è poco ipotizzabile»; «Un progetto di autonomia coltivato sin dall’avvio dell’Italia repubblicana »; «Riforma istituzionale, tanto improbabile quanto pretestuosa». La rubrica «Dossier» è invece riservata alla visita del capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, a Foggia, suo «ultimo viaggio da presidente» nelle principali città italiane.

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27 gennaio 1945- 2006 La Memoria... dimenticata

Neppure una targa ricorda gli internati slavi ed i 16 ebrei che, partiti dal campo di concentramento di Manfredonia, morirono poi nei campi della Shoah.

27 gennaio 2006

Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, Italiani, costruimmo e gestimmo i lager di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (nell'isola di Arbe). Alla fine del Ventennio gli occupanti italiani costruirono nelle terre slave campi di concentramento che, seppur non scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di morti e di infinite sofferenze. Furono creati campi anche in Italia: a Gonars (Udine), a Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. Secondo stime rapportate nel volume dell'A.N.P.P.I.A. “Pericolosi nelle contingenze belliche”, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini.

Facendo riferimento a uno studio effettuato da Viviano Iazzetti (funzionario dell’archivio di Stato di Foggia), sul campo di concentramento pugliese di Manfredonia (che funzionò dal 1940 alla fine dell’estate del 1943) possiamo affermare che un gruppo consistente delle persone ivi internate proveniva dalla zona di Fiume. Erano cittadini italiani “slavofili“, ex jugoslavi sospetti di attività antitaliana. Per ex jugoslavi – precisa Iazzetti– si intendevano gli internati originari dei territori dell’Istria annessi all’Italia in seguito allo smembramento dell’impero austro-ungarico dopo la prima guerra mondiale.

Nel campo di concentramento di Manfredonia la libertà degli internati era limitatissima. Essi potevano passeggiare liberamente soltanto per alcune ore della giornata ed esclusivamente nell’ambito della zona delimitata. Quando i reclusi si trovavano in quest’area venivano attivati sei posti fissi di guardia per la loro vigilanza e contemporaneamente degli agenti in bicicletta percorrevano la nazionale per Foggia, lungo il tratto antistante il campo, onde evitare contatti con estranei.

Al rientro nelle camerate venivano chiuse finestre e porte, applicando a queste ultime dei lucchetti dall’esterno. Durante la notte funzionava un servizio di ronda sia all’esterno che all’interno del campo. Per gli internati non era possibile intrattenere rapporti epistolari con i familiari senza la preventiva autorizzazione ministeriale e subordinatamente al vaglio della posta per motivi di censura. Gli internati avevano l’obbligo di presentarsi negli Uffici della Direzione, ogni qualvolta invitati, a capo scoperto, abbigliati compostamente e salutando "romanamente".

Per poter leggere dei libri italiani occorreva l’autorizzazione della direzione, mentre, per i giornali ed i libri in lingua straniera, quella del Ministero. Era vietato usare lingue straniere nelle conversazioni.

Il campo di Manfredonia fu una “cosa all’Italiana”, non furono uccisi internati come nei famigerati campi nazisti. Ma non dimentichiamo che il 1° luglio 1940 nel campo suddetto giunsero 31 ebrei tedeschi. Iazzetti, nel suo saggio, ne ha citato nomi, cognomi e paternità:

Pressburger Alfred di Leopold
Rector Arthur fu Simon
Scharf Iakob di Jonas
Winkler Ugo Israele di Iulius
Zeilinger Leopold fu Gustavo
Morgestern Hans di Mauritz
Moser Louis fu Heinric
Kollmann Carl di Sigfrid
Kerbes Lemel fu Wilhelm
Hutzler Ludwig fu Leopold
Gluecksmann Eugen fu Antonio
Heinz Paul di Leopold
Leer Oskar di Franz
Mandel David fu Leiser
Mausner Iakob fu Leiser
Josesfsberg Iakob fu Zaibel
Kollmann Hans di Sigfrid
Schwarz Iulius fu Samuel
Tsch Oskar fu Albert
Aussemberg Chaskel fu Kaim
Lueksmann Ferdinand fu Filippo
Zilberstein Markta fu Habraham
Sommerfeld Leo fu Max
Koldegg Erwin fu Max
Samek Arthur di Adolfo
Halperin Benjamin di Giuseppe
Lawetzky Franz di Adolfo
Nussbaum Ernest Ludwig di Josef
Roth Leon di Wolf
Schwarzwald Norbert di Isacco
Wollner Sieghard di Max


Il 18 settembre 1940 gran parte di essi furono trasferiti presso il campo di concentramento di Tossicia in provincia di Teramo. Restarono a Manfredonia Halperin, Lawetzky, Roth, Swarzwald e Wolner che, ad eccezione dell’ultimo di cui si perdono le tracce, furono in seguito trasferiti nel campo di concentramento di Campagna (in provincia di Salerno) il 26 febbraio 1942.

Viviano Iazzetti si chiede quale sorte sia toccata a queste persone (di cui comunicò i nominativi alla Comunità ebraica di Roma fin dal 1984-85), invitando gli studiosi ad effettuare ulteriori ricerche.

Oggi finalmente questo ci è stato reso possibile dalla consultazione di una banca dati delle vittime della Shoa postata in Internet. Da una nostra ricerca sul sito
www1.yadvashem.org, nei famigerati campi di concentramento nazisti dove si consumò la Shoah risultano periti ben 16 dei 31 ebrei tedeschi partiti dal campo di Manfredonia. Ecco i nominativi:

Pressburger Alfred
Rector Arthur
Scharf Iakob
Winkler Ugo Israele
Zeilinger Leopold
Kollmann Carl
Kerbes Lemel
Gluecksmann Eugen
Mandel David
Mausner Iakob
Kollmann Hans
Schwarz Iulius
Sommerfeld Leo
Halperin Benjamin
Nussbaum Ernest Ludwig
Roth Leon


Nelle schede on line non sempre è riportata la paternità, oltre che la nazionalità, e talvolta ci sono omonimie: ci auguriamo che il numero delle vittime sia stato inferiore al numero da noi rilevato.

Al Comune di Manfredonia chiediamo che sia posta almeno una targa a loro ricordo nel luogo (l’ex macello comunale, oggi dismesso) che li ospitò.

A futura memoria...

Fonte:
Teresa Maria Rauzino. Estratto di un saggio pubblicato sul mensile «Sudest» (n. 5, marzo 2005, pp. 98-101). Le foto dell'ex macello comunale, sede del campo di concentramento di Manfredonia, sono state scattate dal fotografo del "Corriere del Golfo".


Per approfondire:
Una memoria dimenticata. Il campo di concentramento di Manfredonia
www.mondimedievali.net/Microstorie/campiconcentramento.htm

Clicca qui per scaricare il formato pdf del saggio di Viviano Iazzetti: "Il campo di concentramento di Manfredonia" tratto da "La Capitanata", Rassegna di vita e di studi della Provincia di Foggia, Bollettino d'informazione della Biblioteca Provinciale di Foggia Anno - XXIII Gennaio-Giugno '85 -'86 - Parte I^ pp-53-84.
 

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Sudest all’apertura della Fiera di Foggia

Il Sindaco di Foggia sottoscrive la Petizione-popolare pro-IRIIP (Deposito cavalli stalloni)

3 ottobre 2005

L'attivissimo Comitato pro-IRIIP il 1 Ottobre 2005, alla Campionaria d'Ottobre - Fiera di Foggia inaugurata dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, ha donato, agli esponenti politici presenti, il libro SudEst n.9/2005 in cui è riportato il meraviglioso articolo del ricercatore storico senese Mauro Aurigi dal titolo: "Il Murgese, una storia italiana...".

A questo già fa seguito, in edicola, il n.10/2005 con un articolo di Franco Cuttano dal titolo: "IRIIP, un'eutanasia non voluta".

Due articoli che portano necessariamente alla riflessione sul grave errore che si sta compiendo.

La nefasta decisione di cedere la maestosa struttura ippica foggiana ancora in funzione con i suoi circa 100 stalloni alla Facoltà d'economia che, indisturbata, ha già trasformato e distrutto una metà di quel nostro secolare patrimonio .

Tra le personalità che hanno ricevuto questo prezioso dono culturale scritto da Aurigi, oltre a Nichi Vendola e all'assessore regionale per l'Agricoltura Enzo Russo:

-Antonio Leone(deputato); Antonio Pepe (senatore); Carmine Stallone (presidente della Provincia); Orazio Ciliberti (sindaco di Foggia); Il Prefetto Fabio Costantini; Antonio Angelillis (assessore provinciale); Raffaele Capocchiano(assessore comunale); Lino del Carmine (assessore comunale); Assunta Pinto (assessore comunale); Pino Lonigro (consigliere regionale); Tonio Paglia (consigliere comunale); Rita Chinni (consigliere comunale); Michele Pesante(margherita); Antonio Barile (presidente regionale C.I.A.); Michele Colangelo (presidente C.I.A. Foggia); Emanuele Tarantino (preside della Facoltà di Agraria); Luigi Lepri (presidente cciaa); Giovanni Daniele (sindacalista cgil), Enrico Ciccarelli(giornalista) e per ultimo il noto giornalista di RaiUno Alessandro Di Pietro.

Il giorno dopo, alla tradizionale benedizione degli animali, il Comitato pro-IRIIP era presente in Villa con il suo striscione, i suoi tavoli, la sua Testimonial (la simpatica piccola canaglia GAIA -foto) e l'asina "Monachella"(foto) mascotte del Circolo Ippico "la Contessa".

In solo due ore sono state raccolte 316 firme.

Tra queste quella del Sindaco di Foggia Orazio CILIBERTI e quella del consigliere/delegato comunale Angelo Castelluccio che vanno ad aggiungersi alle 7.000 già raccolte.

Un "effetto valanga" pro-IRIIP che il Comitato aveva già riscontrato e comunicato e che questi ultimi risultati hanno ulteriormente confermato.

Molti noti personaggi vicino ai diritti degli animali oltre a firmare la Petizione hanno voluto i moduli per continuare essi stessi, nei loro ambienti, la raccolta delle sottoscrizioni pro-IRIIP.

La domanda sorge spontanea!

Il Sindaco è il solo che ha, per primo, letto l'articolo di Mauro Aurigi?

Il Comitato pro IRIIP

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Federico II di Svevia e il cavallo ghibellino Il Murgese, una storia italiana Il dramma dell’ultima razza cavallina italiana sopravvissuta ad un’autentica ecatombe

di Mauro Aurigi

ottobre 2005

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IL MURGESE, una storia italiana Il dramma dell’ultima razza cavallina italiana sopravvissuta ad un’autentica ecatombe

21 luglio 2005

Tra eccellenti articoli vi è quello del senese storico-ricercatore Mauro AURIGI (da pag.37 a pag.51) che parla del nostro cavallo Murgese e della nostra storia. Lo scrittore, tra l’altro, si sofferma anche sulle ultime sciagurate decisioni politiche che prevedono la soppressione dell’IRIIP (Istituto Incremento Ippico- meglio conosciuto come Deposito Cavalli Stalloni di Foggia) e la trasformazione-distruzione di quel capolavoro equestre del famoso architetto accademico d’Italia Marcello Piacentini. Un maestoso complesso centenario che cerca disperatamente di trattenere ancora la sua anima. Una barbarie che verrà compiuta per mano dell’Università di Foggia con la sua invadente facoltà di Economia. Quella parte di stalle già trasformate in aule scure con finestroni a 4 metri dal calpestio e muri sudati dall’umidità sembrano luoghi da penitenziario. L’inadattabilità ad aule è già evidente! Leggendo l’articolo, io che con tantissimi altri mi batto per impedire tutto questo provo vergogna di essere pugliese, dauno, foggiano. Mi chiedo: “...cosa proveranno, dopo la lettura del citato articolo, i fautori di questo scempio?”

Franco Cuttano (componente del Comitato pro-IRIIP e pro-Ippodromo di Foggia)

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Il ricordo dell’ex soprintendente P.G.Guzzo

Nel laboratorio apulo con tenacia

18 maggio 2005

 

È in edicola da oggi «Sudest», il mensile diretto da Franco Mastroluca. Il dossier di questo nr. 7 è dedicato all’archeologa Marina Mazzei - prematuramente scomparsa meno di un anno fa - con interventi del soprintendente Giuseppe Andreassi, e Pier Giovanni Guzzo, ora soprintendente di Pompei ma negli anni ’80 soprintendente in Puglia, Saverio Russo, Ginevra d’Onofrio. Completano il dossier, una nota biografica e un compendio bibliografico, curato da Laura Maggio. Presentiamo qui uno stralcio dell’intervento di Pier Giovanni Guzzo, che sarà letto durante il convegno di questi giorni.

 

PIER GIOVANNI GUZZO

Come ognuno sa, ho iniziato in Puglia la mia fase di soprintendente archeologo, cioè il rappresentare il vertice di responsabilità ad ampiezza regionale nel campo della tutela archeologica. Posso dire di aver imparato il mestiere sotto questo versante dal discreto esempio e dalla calma tenacia di Marina Mazzei.

Marina Mazzei ha unito una profonda e sistematica conoscenza della realtà archeologica in questo territorio (e non solo in questo) ad un’accorta e inflessibile applicazione delle norme di tutela, unita ad una sapiente tessitura di rapporti, di alleanze e, se necessario, di preclusioni. Il laboratorio daunio ha rappresentato un cruciale campo di sperimentazione delle condizioni di tutela, con una valenza di standard per tutte le altre fattispecie che ho incontrato nel seguito della mia esperienza.

La strumentazione di quel laboratorio può essere così descritta, oltre a quanto appena detto su Marina Mazzei, la quale forniva una presenza costante e ravvicinata al terreno e che fruiva, e contemporaneamente faceva crescere, la conoscenza dell’oggetto della tutela. Si aveva un piccolo manipolo composto da differenti professionalità, il quale secondava e completava le successive attività: dallo scavo al restauro, dalla documentazione alla didattica. Si costituiva, progressivamente ampliandolo, un archivio della conoscenza posseduta, così da ricostruire la rete della consistenza antica, facilitando inoltre l’identificazione delle aree maggiormente a rischio di un deficit di tutela. Soprattutto, non si era mai pigri nel controllare ogni sia pur incerta segnalazione di nuova scoperta, o di danno arrecato a quanto già si conoscesse. Infine, si realizzavano campagne di scavo rivolte a meglio chiarire tematiche ancora oscure, ma che, nel panorama del posseduto, apparivano strategiche per chiarire le zone d’ombra.

Come è per ogni altra forma di applicazione di norme, anche per quelle relative alla tutela archeologica rimane un margine di discrezionalità. Per quella che era la situazione normativa vigente negli anni ’80, in regime di 1089/39, le possibili discrezionalità erano tre. (...)

L’esperienza dauna da me vissuta grazie alla tenace attività di Marina Mazzei ci ha portati, nel ricordarla e nel tentare di evidenziarne i tratti distintivi, ben lontani: e, purtroppo, verso una tendenza quasi del tutto contrapposta a quella che è stata la sua attività. Ancora più insistente è il rimpianto di aver perduto un funzionario ed un collega di lavoro che avrebbe, di certo, saputo trarre partito, anche in questa nuova più stretta situazione, dalla propria etica professionale per proseguire positivamente nella conoscenza e nella tutela delle antichità daune.

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SUDEST

Un dossier dedicato alla Mazzei

16 maggio 2005

 

Oggi sarà in edicola il numero 7 di Sudest, il mensile diretto da Franco Mastroluca. Il dossier di questo mese è dedicato all'archeologa Marina Mazzei - prematuramente scomparsa meno di un anno fa - con interventi di Giuseppe Andreassi, Soprintendente per i Beni archeologici della Puglia, e Pier Giovanni Guzzo, Soprintendente per i Beni archeologici di Pompei, Saverio Russo, marito e docente di Storia Moderna all'Università di Foggia, Ginevra d'Onofrio, Responsabile della Sezione didattica del Museo nazionale di Manfredonia. Completano il dossier una nota biografica e un compendio bibliografico, curato da Laura Maggio, Silvio Pancheri, componente dell'Unità di valutazione degli investi-menti pubblici, del Ministero dell'Economia, tratteggia la situazione dei trasporti pugliesi e meridionali, mentre l'on. Nicola Rossi e Domenico di Iasio (docente dell'Università di Foggia) si occupano delle prospettive Mezzogiorno. Nella sezione "Memo", si ricorda Nicola Ugo Stame, il tenore partigiano nativo di Foggia, trucidato nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Oltre alle consuete rubriche, Sudest di maggio ospita articoli di Arcangelo Sannicandro, Pino Lonigro, Giovanni De Leonardis, Mario Palazzo, Mirko Di Cataldo, Sergio Grillo, Pasquale e Giovanni Ognissanti, Mario Patruno

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In uscita “SUDEST” di maggio. Il dossier dedicato a Marina Mazzei

Due studi sui flussi elettorali delle elezioni regionali. Una rievocazione di Nicola Ugo Stame, il tenore partigiano

13 maggio 2005

Foggia, 13.05.2005 - Il 16 maggio sarà in edicola il numero 7 di Sudest, il mensile diretto da Franco Mastroluca. Il dossier di questo mese è dedicato all'archeologa Marina Mazzei - prematuramente scomparsa meno di un anno fa - con interventi di Giuseppe Andreassi, Soprintendente per i Beni archeologici della Puglia, e Pier Giovanni Guzzo, Soprintendente per i Beni archeologici di Pompei, Saverio Russo, marito e docente di Storia Moderna all'Università di Foggia, Ginevra d'Onofrio, Responsabile della Sezione didattica del Museo nazionale di Manfredonia. Completano il dossier, una nota biografica e un compendio bibliografico, curato da Laura Maggio. Ancora l'analisi dei risultati delle regionali è il tema di due studi realizzati da Giovanni Dello Iacovo e Giuseppe Bettoni: nel primo si confrontano i dati delle regionali con i risultati delle politiche del 2001, con una simulazione degli esiti delle politiche dell'anno prossimo (i 9 collegi di Camera e Senato della Capitanata vedrebbero vincente l'Unione per 6 a 3); nel secondo si scandaglia la migrazione del voto moderato del centrodestra verso i partiti della sinistra. Silvio Pancheri, componente dell'UVAL (Unità di valutazione degli investimenti pubblici) del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero dell'Economia, tratteggia la situazione dei trasporti pugliesi e meridionali, mentre l'on. Nicola Rossi e Domenico di Iasio (docente dell'Università di Foggia) si occupano delle prospettive Mezzogiorno. Nella sezione "Memo" della rivista, dedicata alla memoria storica della Puglia, Lello Saracino ricorda Nicola Ugo Stame, il tenore partigiano nativo di Foggia, trucidato nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Oltre alle consuete rubriche, Sudest di maggio ospita articoli di Arcangelo Sannicandro, Pino Lonigro, Giovanni De Leonardis, Mario Palazzo, Mirko Di Cataldo, Sergio Grillo, Pasquale e Giovanni Ognissanti, Mario Patruno.

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Quegli Ebrei partiti ... da casa nostra

di terryrauzino

Neppure una targa ricorda gli internati slavi ed i 16 ebrei che, partiti dal campo di concentramento di Manfredonia, morirono poi nei campi della Shoah

Marzo 2005

 

Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, Italiani, costruimmo e gestimmo i lager di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (nell'isola di Arbe). Alla fine del Ventennio gli occupanti italiani costruirono nelle terre slave campi di concentramento che, seppur non scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di morti e di infinite sofferenze. Furono creati campi anche in Italia: a Gonars (Udine), a Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. Secondo stime rapportate nel volume dell'A.N.P.P.I.A. “Pericolosi nelle contingenze belliche”, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini .

 

Facendo riferimento a uno studio effettuato da Viviano Iazzetti (funzionario dell’archivio di Stato di Foggia), sul campo di concentramento pugliese di Manfredonia (che funzionò dal 1940 alla fine dell’estate del 1943) possiamo affermare che un gruppo consistente delle persone ivi internate proveniva dalla provincia di Fiume. Erano cittadini italiani “slavofili“, ex jugoslavi sospetti di attività antitaliana. Per ex jugoslavi – precisa Mazzetti – si intendevano gli internati originari dei territori dell’Istria annessi all’Italia in seguito allo smembramento dell’impero austro-ungarico dopo il primo conflitto bellico mondiale.

 

Nel campo di concentramento di Manfredonia la libertà degli internati era limitatissima. Essi potevano passeggiare liberamente soltanto per alcune ore della giornata ed esclusivamente nell’ambito della zona delimitata. Quando i reclusi si trovavano in quest’area venivano attivati sei posti fissi di guardia per la loro vigilanza e contemporaneamente degli agenti in bicicletta percorrevano la nazionale per Foggia, lungo il tratto antistante il campo, onde evitare contatti con estranei.

Al rientro nelle camerate venivano chiuse finestre e porte, applicando a queste ultime dei lucchetti dall’esterno. Durante la notte funzionava un servizio di ronda sia all’esterno che all’interno del campo. Per gli internati non era possibile intrattenere rapporti epistolari con i familiari senza la preventiva autorizzazione ministeriale e subordinatamente al vaglio della posta per motivi di censura. Gli internati avevano l’obbligo di presentarsi negli Uffici della Direzione, ogni qualvolta invitati, a capo scoperto, abbigliati compostamente e salutando "romanamente".

Per poter leggere dei libri italiani occorreva l’autorizzazione della direzione, mentre, per i giornali ed i libri in lingua straniera, quella del Ministero. Era vietato usare lingue straniere nelle conversazioni. Della traduzione della corrispondenza degli internati serbo-croati e Sloveni si occupava la signora Maria Nannut, presso il campo di concentramento di Fabriano.

 

Il campo di Manfredonia fu una “cosa all’Italiana”, non furono uccisi internati come nei famigerati campi nazisti. Ma non dimentichiamo che il 1° luglio 1940 nel campo suddetto giunsero 31 ebrei tedeschi. Iazzetti, nel suo saggio, ne ha citato nomi e cognomi e paternità:

 

Pressburger Alfred di Leopold

Rector Arthur fu Simon

Scharf Iakob di Jonas

Winkler Ugo Israele di Iulius

Zeilinger Leopold fu Gustavo

Morgestern Hans di Mauritz

Moser Louis fu Heinric

Kollmann Carl di Sigfrid

Kerbes Lemel fu Wilhelm

Hutzler Ludwig fu Leopold

Gluecksmann Eugen fu Antonio

Heinz Paul di Leopold

Leer Oskar di Franz

Mandel David fu Leiser

Mausner Iakob fu Leiser

Josesfsberg Iakob fu Zaibel

Kollmann Hans di Sigfrid

Schwarz Iulius fu Samuel

Tsch Oskar fu Albert

Aussemberg Chaskel fu Kaim

Lueksmann Ferdinand fu Filippo

Zilberstein Markta fu Habraham

Sommerfeld Leo fu Max

Koldegg Erwin fu Max

Samek Arthur di Adolfo

Halperin Benjamin di Giuseppe

Lawetzky Franz di Adolfo

Nussbaum Ernest Ludwig di Josef

Roth Leon di Wolf

Schwarzwald Norbert di Isacco

Wollner Sieghard di Max

 

Il 18 settembre 1940 gran parte di essi furono trasferiti presso il campo di concentramento di Tossicia in provincia di Teramo. Restarono a Manfredonia Halperin, Lawetzky, Roth, Swarzwald e Wolner che, ad eccezione dell’ultimo di cui si perdono le tracce, furono in seguito trasferiti nel campo di concentramento di Campagna (in provincia di Salerno) il 26 febbraio 1942.

Viviano Iazzetti si chiede quale sorte sia toccata a queste persone ( di cui comunicò i nominativi alla Comunità ebraica di Roma fin dal 1984-85), invitando gli studiosi ad effettuare ulteriori ricerche.

Oggi finalmente questo ci è stato reso possibile dalla consultazione di una banca dati delle vittime della Shoa postata in Internet. Da una nostra ricerca sul sito www1.yadvashem.org, risulta che risultano periti nei famigerati campi di concentramento nazisti dove si consumò la Shoah ben 16 sui 31 ebrei tedeschi partiti dal campo di Manfredonia. Ecco i nominativi:

 

Pressburger Alfred

Rector Arthur

Scharf Iakob

Winkler Ugo Israele

Zeilinger Leopold

Kollmann Carl

Kerbes Lemel

Gluecksmann Eugen

Mandel David

Mausner Iakob

Kollmann Hans

Schwarz Iulius

Sommerfeld Leo

Halperin Benjamin

Nussbaum Ernest Ludwig

Roth Leon

 

Nelle schede on line non sempre è riportata la paternità, oltre che la nazionalità, e talvolta ci sono omonimie: ci auguriamo che il numero delle vittime sia stato inferiore al numero da noi rilevato.

Al Comune di Manfredonia chiediamo che sia posta almeno una targa a loro ricordo nel luogo (l’ex macello comunale, oggi dismesso) che li ospitò.

A futura memoria...

 

 ©2006 TERESA MARIA RAUZINO. Estratto di un saggio pubblicato sul mensile «Sudest» (n. 5, marzo 2005, pp. 98-101).

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Teresa Maria Rauzino

SLAVI ED EBREI NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI MANFREDONIA

marzo 2005

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Giovanni Rinaldi, “Redenzione” di Emanuele Gualano

Un dramma popolare tra rito arcaico e teatro politico

A cura di Teresa Maria Rauzino

Febbraio 2005

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Giovanni Rinaldi, Il canzoniere di Giuseppe Di Vittorio

a cura di Teresa Maria Rauzino

Novembre 2006

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NASCE IL MENSILE “SUDEST QUADERNI”

15 ottobre 2004

Il panorama editoriale della Puglia si arricchisce da domani, sabato 16 ottobre, di una nuova iniziativa. Sarà in distribuzione in tutte le edicole della Capitanata la rivista mensile “Sudest quaderni”, diretta da Franco Mastroluca. Un punto di vista -sull’economia, la politica, la società- che guarda ai soggetti del riformismo e all’arcipelago del centrosinistra. Sul primo numero della rivista -144 pagine brossurate- un’intervista esclusiva al segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, a Foggia il 28 settembre per un convegno della Camera del Lavoro di Foggia; un’inchiesta sull’emergenza idrica in Capitanata e sulla stasi dei governi nazionali e regionali; un ricordo di Enrico Berlinguer a Foggia, nel 1983 per il congresso provinciale del Pci.

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ESCE IN EDICOLA LA RIVISTA MENSILE ‘SUDEST QUADERNI’

Nel numero zero l'intervista al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani

13 ottobre 2004

Il panorama editoriale della Puglia si arricchisce dal prossimo 16 ottobre di una nuova iniziativa. Da sabato, infatti, sarà in distribuzione in tutte le edicole della provincia di Foggia e in alcune librerie la rivista mensile 'SUDEST quaderni', diretta da Franco Mastroluca ed edita dalla 'Edizione Sudest Srl'. 'Sudest - si legge nell'editoriale del numero zero - intreccerà mensilmente l'attualità dei temi dell'economia, della politica, della società di Capitanata e pugliese, sforzandosi di fornire materiali e interpretazioni che alimentino discussioni, confronti, decisioni, nel tentativo di costruire un punto di vista autorevole e di riferimento. Un punto di vista che guardi ai soggetti del riformismo e all'arcipelago del centrosinistra più in generale e che riproporrà con forza l'agenzia di una nuova e complessa questione meridionale'. Il filo rosso che lega il mensile e le ragioni che ne hanno suggerito la realizzazione sono da ricercare 'innanzitutto nei mutamenti degli scenari politici che investono la Capitanata, oggi, e possibilmente la Puglia, l'anno prossimo: un accrescere poderoso di responsabilità e di domanda di governo che al centrosinistra chiede anche luoghi di riflessione, di elaborazione, di confronto, di sollecitazione, critica e positiva'. Un tentativo, allora, affinché questa stagione 'di speranze di innovazione e cambiamento non la si riconosca, un giorno, come la prosecuzione di una quotidianità che aggroviglia l'impegno in un mero esercizio gestionale fine a se stesso'. Una voglia di innovazione e cambiamento che 'Sudest' intende 'raccogliere e dare voce'. Tre le sezioni in cui è organizzata la rivista mensile: la prima, 'Quadrante', affronta con chiavi di lettura diverse - l'inchiesta, l'intervista, il saggio, il dossier - i temi dell'attualità politica, economica e sociale. Una seconda ampia sezione di 'Sudest' è dedicata alla memoria, alla storia o alla cronaca del movimento popolare, alle sue tradizioni comunista, socialista, cattolica, della provincia di Foggia. La terza sezione, 'Strumenti', propone ai lettori una guida ragionata ai provvedimenti, alle norme, alle notizie, alle letture, allargando la lente dalla Capitanata a tutta l'Unione Europea. Una rubrica ad hoc, 'Eurosud', sarà curata mensilmente dall'europarlamentare Gianni Pittella. Nel numero zero di 'Sudest quaderni' spicca l'intervista esclusiva al segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, che parla del 'Mezzogiorno come cuore della politica del sindacato' e ricorda come 'il contratto d'area di Manfredonia sia la dimostrazione che il governo ha torto a considerare la programmazione negoziata uno strumento superato'. Nella sezione 'Quadrante' il dossier è dedicato al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, mentre l'inchiesta è sull'emergenza idrica in Capitanata e sulla stasi dei governi nazionali e regionali. In 'Memo', Severino Cannelonga ricorda, a venti anni dalla scomparsa, la figura di Enrico Berlinguer, occasione per pubblicare ampi stralci delle conclusioni che il segretario del Partito comunista italiano tenne al congresso provinciale il 30 gennaio del 1983. Sempre nella sezione dedicata alla memoria, un testo di Pasquale e Giovanni Ognissanti su 'le origini del clericalismo e dell'anticlericalismo a Manfredonia'. Il concept grafico della rivista 'Sudest' - 144 pagine brossurate, del formato di 15 per 24 centimetri - è stato curato da Maria Grazia Di Gennaro, a stamparla la tipografia Stampa Sud Spa di Mottola, in provincia di Taranto. La redazione è composta da Matteo Borgia, Michela Cariglia e Giuseppe Di Marzio. La direzione responsabile della rivista è stata affidata a Lello Saracino.

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FOGGIA: NASCE IL MENSILE "SUDEST QUADERNI" 12/10/2004 15.54.00

(AGE) FOGGIA - Il panorama editoriale della Puglia si arricchisce dal prossimo 16 ottobre di una nuova iniziativa. Da sabato, infatti, sarà in distribuzione in tutte le edicole della provincia di Foggia e in alcune librerie la rivista mensile “SUDEST quaderni”, diretta da Franco Mastroluca ed edita dalla “Edizioni Sudest Srl”, “Sudest – si legge nell’editoriale del numero zero – intreccerà mensilmente l’attualità dei temi dell’economia, della politica, della società di Capitanata e pugliese, sforzandosi di fornire materiali e interpretazioni che alimentino discussioni, confronti, decisioni, nel tentativo di costruire un punto di vista autorevole e di riferimento. Un punto di vista che guardi ai soggetti del riformismo e all’arcipelago del centrosinistra più in generale e che riproporrà con forza l’agenda di una nuova e complessa questione meridionale”. Il filo rosso che lega il mensile e le ragioni che ne hanno suggerito la realizzazione sono da ricercare “innanzitutto nei mutamenti degli scenari politici che investono la Capitanata, oggi, e possibilmente la Puglia, l’anno prossimo: un accrescere poderoso di responsabilità e di domanda di governo che al centrosinistra chiede anche luoghi di riflessione, di elaborazione, di confronto, di sollecitazione, critica e positiva”. Un tentativo, allora, affinché questa stagione “di speranze di innovazione e cambiamento non la si riconosca, un giorno, come la prosecuzione di una quotidianità che aggroviglia l’impegno in un mero esercizio gestionale fine a se stesso”. Una voglia di innovazione e cambiamento che “Sudest” intende “raccogliere e dare voce”. Tre le sezioni in cui è organizzata la rivista mensile: la prima, “Quadrante”, affronta con chiavi di lettura diverse –l’inchiesta, l’intervista, il saggio, il dossier – i temi dell’attualità politica, economica e sociale. Una seconda ampia sezione di “Sudest” è dedicata alla memoria, alla storia o alla cronaca del movimento popolare, alle sue tradizioni comunista, socialista, cattolica, della provincia di Foggia. La terza sezione, “Strumenti”, propone ai lettori una guida ragionata ai provvedimenti, alle norme, alle notizie, alle letture, allargando la lente dalla Capitanata a tutta l’Unione Europea. Una rubrica ad hoc, “Eurosud”, sarà curata mensilmente dall’europarlamentare Gianni Pittella. Nel numero zero di “Sudest quaderni” spicca l’intervista esclusiva al segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, che parla del “Mezzogiorno come cuore della politica del sindacato” e ricorda come “il contratto d’area di Manfredonia sia la dimostrazione che il governo ha torto a considerare la programmazione negoziata uno strumento superato”. Nella sezione “Quadrante” il dossier è dedicato al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, mentre l’inchiesta è sull’emergenza idrica in Capitanata e sulla stasi dei governi nazionali e regionali. In “Memo”, Severino Cannelonga ricorda, a venti anni dalla scomparsa, la figura di Enrico Berlinguer, occasione per pubblicare ampi stralci delle conclusioni che il segretario del Partito comunista italiano tenne al congresso provinciale il 30 gennaio del 1983. Sempre nella sezione dedicata alla memoria, un testo di Pasquale e Giovanni Ognissanti su “le origini del clericalismo e dell’anticlericalismo a Manfredonia”. Il concept grafico della rivista “Sudest” – 144 pagine brossurate, del formato di 15 per 24 centimetri – è stato curato da Maria Grazia Di Gennaro, a stamparla la tipografia Stampa Sud Spa di Mottola, in provincia di Taranto. La redazione è composta da Matteo Borgia, Michela Cariglia e Giuseppe Di Marzio. La direzione responsabile della rivista è stata affidata a Lello Saracino. (AGE) RUS

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NUOVE RIVISTE

Politica, economia e cultura di Capitanata viste da ‘Sudest’

Ottobre 2006

E’ in edicola e in libreria da sabato 16 ottobre il numero zero della rivista mensile ‘Sudest quaderni’, promossa e diretta dall’ex parlamentare dei DS Franco Mastroluca. Quest’ultimo, già ex direttore del settimanale del Pci ‘Area’, è stato di recente anche collaboratore e sostenitore del quotidiano ‘La Grande Provincia’, poi abbandonato prima del suo naufragio.

Il panorama editoriale della Puglia si arricchisce così di una nuova importante iniziativa, edita dalle ‘Edizioni Sudest Srl’ di Manfredonia che salutiamo con sincera soddisfazione per il coraggio di nascere in un periodo caotico in àmbito editoriale provinciale e per la solidità dell’impianto redazionale e organizzativo. Se si esclude il tentativo di rendere pienamente autonoma e viva la rivista ‘La Capitanata’, della Biblioteca Provinciale di Foggia, possiamo parlare di un vero e proprio evento a livello mediatico e culturale. Un analogo sforzo in passato lo si ebbe forse solo col mensile ‘il Controverso’, durato solo qualche anno. Al solito ci resta solo qualche dubbio circa i reali finanziatori che si muovono attorno a questa nuova impresa.

La cura grafica della nuova rivista - 144 pagine brossurate, nel classico formato libro (cm 15 per 24) - si deve a Maria Grazia Di Gennaro (ex capo sezione grafici de ‘LGP’) mentre la stampa è stata appaltata alla Stampa Sud Spa di Mottola, in provincia di Taranto. La redazione è composta da Matteo Borgia, Michela Cariglia e Giuseppe Di Marzio. Direttore responsabile è invece il collega Lello Saracino, che da qualche tempo regge l’Ufficio stampa della CGIL di Capitanata. Direzione e redazione sono in corso Roma 105 a Manfredonia. Il numero di lancio è in vendita a due euro mentre a regime la rivista ne costerà cinque, in linea con quelle cui idealmente si ispira (‘Italianieuropei’ di Massimo D’Alema, ‘Micromega’ etc).

«’Sudest’ - si legge nell'editoriale del numero zero - intreccerà mensilmente l'attualità dei temi dell'economia, della politica, della società di Capitanata e pugliese, sforzandosi di fornire materiali e intepretazioni che alimentino discussioni, confronti, decisioni, nel tentativo di costruire un punto di vista autorevole e di riferimento. Un punto di vista che guardi ai soggetti del riformismo e all'arcipelago del centrosinistra più in generale e che riproporrà con forza l'agenza di una nuova e complessa questione meridionale».

Il filo rosso che lega il mensile e le ragioni che ne hanno suggerito la realizzazione sono da ricercare «innanzitutto nei mutamenti degli scenari politici che investono la Capitanata, oggi, e possibilmente la Puglia, l'anno prossimo: un accrescere poderoso di responsabilità e di domanda di governo che al centrosinistra chiede anche luoghi di riflessione, di elaborazione, di confronto, di sollecitazione, critica e positiva».

Un tentativo, allora, affinchè questa stagione «di speranze di innovazione e cambiamento non la si riconosca, un giorno, come la prosecuzione di una quotidianità che aggroviglia l'impegno in un mero esercizio gestionale fine a se stesso». Una voglia di innovazione e cambiamento che ‘Sudest’ intende «raccogliere e dare voce».

Tre le sezioni in cui è organizzata la rivista mensile: «Quadrante» che affronta con chiavi di lettura diverse - l'inchiesta, l'intervista, il saggio, il dossier - i temi dell'attualità politica, economica e sociale. Una seconda ampia sezione di ‘Sudest’ è dedicata alla memoria, alla storia o alla cronaca del movimento popolare, alle sue tradizioni comunista, socialista, cattolica, della provincia di Foggia. La terza sezione, «Strumenti», propone ai lettori una guida ragionata ai provvedimenti, alle norme, alle notizie, alle letture, allargando la lente dalla Capitanata a tutta l'Unione Europea. Una rubrica ad hoc, «Eurosud», sarà curata mensilmente dall'europarlamentare Gianni Pittella.

Nel numero zero di ‘Sudest quaderni’ spicca l'intervista esclusiva al segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, che parla del «Mezzogiorno come cuore della politica del sindacato» e ricorda come «il contratto d'area di Manfredonia sia la dimostrazione che il governo ha torto a considerare la programmazione negoziata uno strumento superato». Nella sezione «Quadrante» il dossier è dedicato al Piano Territoriale di Coordinamente Provinciale, mentre l'inchiesta è sull'emergenza idrica in Capitanata e sulla stasi dei governi nazionali e regionali.

In «Memo», Severino Cannelonga ricorda, a venti anni dalla scomparsa, la figura di Enrico Berlinguer, occasione per pubblicare ampi stralci delle conclusioni che il segretario del Partito comunista italiano tenne al congresso provinciale il 30 gennaio del 1983. Sempre nella sezione dedicata alla memoria, un testo di Pasquale e Giovanni Ognissanti su «le origini del clericalismo e dell'anticlericalismo a Manfredonia».

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